Sull’attentato a Sigfrido Ranucci, sono emersi in queste ore nuovi elementi che riguardano gli aspetti organizzativo dell’esplosione dell’auto avvenuta davanti all’abitazione del giornalista, e completamente distrutta da un ordigno rudimentale contenente circa un chilo di esplosivo ad alto potenziale.
Le indagini della Dda di Roma e le testimonianze su un uomo incappucciato vicino alla casa di Ranucci la sera dell’esplosione
I gravi fatti, la sera del 16 ottobre quando un’esplosione ha squarciato il silenzio di Campo Ascolano, frazione di Pomezia. L’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, parcheggiata davanti alla sua abitazione, viene completamente distrutta da un ordigno rudimentale contenente circa un chilo di esplosivo ad alto potenziale.
L’onda d’urto danneggia parte del muro di cinta e spaventa il quartiere. Fortunatamente, nessuno rimane ferito. Da subito, gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma aprono un fascicolo per attentato.
Un ordigno mirato: “Chi ha agito sapeva quando rientravo”
Secondo gli accertamenti preliminari, l’ordigno sarebbe stato innescato manualmente e a tempo immediato, segno che chi ha agito osservava i movimenti del giornalista:
“Le dinamiche con cui è stato posto questo ordigno sono significative: chi lo ha fatto sapeva che non c’era nessuno” – ha spiegato Ranucci durante il programma Il Cavallo e la Torre su Rai3 – Sono mancato quattro giorni da casa e la bomba è esplosa 40 minuti dopo il mio rientro. Significa che conosceva le mie abitudini”.
Il giornalista ha ricordato anche episodi precedenti: pedinamenti, minacce via sms e persino proiettili trovati nei pressi della sua abitazione, episodi già denunciati. “C’è stato un salto di qualità — ha detto — come non si vedeva dai tempi dell’attentato a Maurizio Costanzo”.
Le indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Dda Mario Dovinola sotto la direzione del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, stanno seguendo diverse piste. Gli investigatori ritengono che l’attentato possa essere collegato ad alcune inchieste giornalistiche delicate condotte da Report su mafie, servizi deviati e intrecci di potere.
Un testimone avrebbe visto un uomo incappucciato vicino alla casa di Ranucci la sera dell’esplosione. Inoltre, a poche centinaia di metri, è stata ritrovata una Fiat 500 rubata a Ostia Antica, sottoposta a controlli da parte degli artificieri: fortunatamente, nessun materiale esplosivo è stato rinvenuto al suo interno.
Solidarietà e rafforzamento della scorta
La gravità dell’episodio ha suscitato reazioni istituzionali immediate. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso “severa condanna per il grave gesto intimidatorio” e la sua “vicinanza a Ranucci”.
Anche la premier Giorgia Meloni, in una nota di Palazzo Chigi, ha ribadito che “la libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle democrazie”.
Nel frattempo, la protezione del giornalista è stata rafforzata: la scorta segue costantemente i suoi spostamenti e vengono monitorate le aree attorno all’abitazione e alla sede Rai di via Teulada.
Il presidio Rai e l’abbraccio dei colleghi
In segno di solidarietà, l’Usigrai, insieme a Fnsi, Ordine dei Giornalisti, Associazione Stampa Romana e i principali sindacati, ha organizzato un presidio davanti alla sede Rai di via Teulada.
Per motivi di sicurezza, Ranucci non ha potuto scendere in strada ma si è affacciato dal balcone della redazione di Report, visibilmente commosso, salutando i manifestanti che lo hanno accolto con un lungo applauso e il coro “Noi siamo la scorta”.
“Da giornalista — ha detto Ranucci — la parte più stimolante sarà fare un’inchiesta anche su questa vicenda. Ma da cittadino, la speranza è che venga fatta giustizia”.




















