Nuova varietà di grano geneticamente modificato approvata dagli USA: a rischio l’export di pane e pasta italiani

Ecco cosa potrebbe cambiare con il via libera alla coltivazione del grano geneticamente modificato, resistente a siccità ed erbicidi

Negli Stati Uniti via libera alla coltivazione del grano geneticamente modificato HB4, resistente a siccità ed erbicidi. Ma l’arrivo di milioni di tonnellate sul mercato globale apre interrogativi sul futuro di pane, pasta e prodotti da forno in Italia ed Europa.

Ecco cosa potrebbe cambiare con il via libera alla coltivazione del grano geneticamente modificato, resistente a siccità ed erbicidi

Il panorama agricolo mondiale sta vivendo una trasformazione epocale con l’approvazione, da parte del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), del grano geneticamente modificato HB4, sviluppato dalla società argentina Bioceres Crop Solutions.

Dopo anni di dibattiti scientifici e ostacoli normativi, nell’agosto 2024 è arrivato il via libera ufficiale alla coltivazione commerciale, mentre a settembre 2025 è stata formalizzata una partnership con la Colorado Wheat Research Foundation per promuoverne la diffusione nelle Grandi Pianure.

L’HB4 rappresenta un’evoluzione importante nel settore delle biotecnologie agricole: ottenuto tramite transgenesi tradizionale, incorpora un gene del girasole (HaHB4) che conferisce tolleranza alla siccità, un tratto già utilizzato con successo nella soia in Argentina e Brasile. Inoltre, questa varietà presenta resistenza all’erbicida glufosinato, vietato nell’Unione Europea dal 2018 per la sua tossicità riproduttiva.

Implicazioni globali: tra promesse climatiche e barriere commerciali

Il grano, diversamente da mais e soia destinati soprattutto ai mangimi animali, è un alimento centrale nella dieta umana. Ciò rende la sua accettazione da parte dei consumatori e dei mercati molto più complessa. La possibile presenza di grano OGM nei prodotti da forno, nella pasta e nel pane, infatti, potrebbe incontrare un forte rifiuto soprattutto in Europa e in Asia, dove la sensibilità verso gli OGM resta elevata.

Inoltre, la tolleranza al glufosinato alimenta dubbi ambientali e sanitari, mentre la scarsità di dati scientifici sull’efficacia agronomica dell’HB4 spinge molti stakeholder a mantenere un atteggiamento prudente.

L’allarme per l’Italia: cosa può cambiare per pane e pasta

L’arrivo del grano HB4 sul mercato internazionale potrebbe avere impatti significativi anche sull’Italia, uno dei principali esportatori mondiali di pasta e prodotti da forno. Attualmente, il nostro Paese non è autosufficiente nella produzione di grano e dipende dalle importazioni per oltre il 50% del fabbisogno.

Questo ci pone davanti ad un interrogativo molto importante – spiega Valentino Della Porta, Dottore Agronomo – visto che l’OGM non è autorizzato in Europa e in Italia. Attualmente si sta valutando la classificazione nbt1 e nbt2 che sono non OGM ma cisgenetici. Ora si parla per la prima volta di grano OGM che fino a ieri non esisteva. In passato il punto interrogativo era legato principalmente alla soia, alla colza e al cotone, prodotti che principalmente vanno per l’alimentazione zootecnica e raramente o in piccole percentuali nell’alimentazione umana. Ora con l’approdo negli Stati Uniti di questi nuovi derivati di grano OGM con due resistenze all’interno, una alla siccità e l’altra a un diserbante molto importante, arriveranno milioni di tonnellate di grano in Italia. Vista l’importanza che ha l’Italia per prodotti da forno e panificazione di cui siamo i più grandi esportatori e non siamo autonomi, a causa della politica, per oltre il 50% delle tonnellate prodotte, c’è da mettere un punto interrogativo importante su quello che potrà essere il futuro del pane, della pasta dei prodotti importati di derivazione Stati Uniti o da altri stakeholder di settore che non hanno le restrizioni importanti che ha l’Europa” – conclude l’agronomo.

Il futuro del grano OGM: incognite e scenari possibili

Nonostante il potenziale dell’HB4 nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nella gestione della siccità, gli esperti ritengono improbabile una diffusione su larga scala prima del 2029-2030, a meno di radicali cambiamenti nei quadri normativi internazionali e nella percezione dei consumatori.

Il dibattito rimane aperto: da un lato la promessa di maggiore produttività e resilienza climatica, dall’altro la necessità di tutelare la sicurezza alimentare e il valore simbolico del grano italiano, alla base della nostra pasta e del nostro pane, prodotti simbolo del Made in Italy nel mondo.