Doveva essere un intervento per aumentare la sicurezza stradale, ma si è trasformato in un caso cittadino. A San Basilio, nella periferia nord-est di Roma, il progetto per la messa in sicurezza del cosiddetto “black point” – un’area critica tra via Nomentana e le strade limitrofe – sta generando disagi, polemiche e manifestazioni.
Lavori in corso sul black point di San Basilio-Nmentana: tra proteste e incidenti, l’assessore alla Mobilità di Roma, Patanè, chiede di aspettare la fine del cantiere
Il piano, attualmente in fase di realizzazione, riguarda le intersezioni tra via Nomentana, via Casal Boccone, via del Casale di San Basilio, via Diego Fabbri, via Buazzelli e via Nicolai.
Si tratta, secondo il Campidoglio, di un’area ad alta incidentalità: 53 incidenti in tre anni, con 2 vittime, 39 feriti e un costo sociale stimato in oltre 5 milioni di euro.
Per affrontare il problema, è stato avviato un progetto sperimentale di riassetto della viabilità: nuove rotatorie, sensi unici e modifiche agli accessi. L’obiettivo dichiarato è diminuire i rischi, migliorando al contempo flussi di traffico e qualità dell’aria. Ma la realtà sul campo, per ora, racconta altro.
“Al momento abbiamo realizzato meno del 30% dei lavori. Solo una volta completata l’opera e applicata la nuova segnaletica, potremo iniziare la sperimentazione vera e propria, della durata di sei mesi”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè.
Cittadini in rivolta: “Così non funziona”
Intanto, le modifiche provvisorie hanno già prodotto pesanti ripercussioni sul traffico locale.
In particolare, il tratto di via Nomentana tra via Casale di San Basilio e via Fabbri è stato reso accessibile solo in direzione centro, obbligando chi viaggia verso il Gra a percorsi alternativi tortuosi.
Il risultato? Auto incolonnate, sorpassi azzardati, autobus bloccati e residenti esasperati.
Una situazione che ha già fatto scattare una prima mobilitazione spontanea il 4 settembre, dopo un incidente tra due scooter su via Buazzelli. Una donna è finita in ospedale e nel giro di pochi minuti decine di residenti sono scesi in strada bloccando il traffico su via Fabbri.
Ricorsi, assemblee e promesse
La tensione, però, non nasce oggi. Già dai primi giorni di cantiere, nel giugno scorso, i Municipi III e IV avevano espresso parere contrario all’intervento, giudicato eccessivamente impattante e realizzato senza un reale confronto con il territorio.
Nonostante i ricorsi al TAR, tutti rigettati, il Comune ha scelto di procedere. Ma ora, dopo settimane di caos e disagi, il malcontento torna a farsi sentire con forza.
I comitati di quartiere, in particolare San Cleto e Giardino Nomentano, hanno annunciato nuove azioni: un incontro pubblico il 12 settembre e la valutazione di un ricorso al Consiglio di Stato.
La reazione dei Comitati dei quartieri coinvolti
In un comunicato diffuso oggi, sabato, 6 settembre, i comitati lamentano l’assenza di documentazione formale sulla sperimentazione e chiedono garanzie concrete sulla reversibilità dell’intervento, anche dal punto di vista strutturale.
Le istituzioni prendono tempo
L’assessore Patanè ribadisce che ogni valutazione potrà essere fatta solo alla conclusione dei lavori, invitando residenti e comitati alla calma.
Ma tra le auto ferme, le proteste in strada e le iniziative legali già annunciate, San Basilio sembra aver già emesso il suo verdetto.
Per ora, il “black point” resta più un punto di frizione che di svolta.


















