A 35 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, riparte l’inchiesta sul delitto di via Poma, guidata dal Sostituto procuratore Alessandro Olia e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma.
Continua la ricerca della verità sulla morte di Simonetta Cesaroni. Roberta Bruzzone: “Tecnologie forensi, genetiche e digitali possono dare risposte che ieri non erano possibili”
Sono trascorsi 35 anni da quel 7 agosto 1990, un martedì che segnò per sempre la storia criminale italiana. Quel giorno, il corpo di Simonetta Cesaroni, una giovane contabile di soli 20 anni, venne ritrovato senza vita negli uffici dell’AIAG, in via Poma a Roma, dove lavorava da poco.
Il delitto fu di una ferocia inaudita: Simonetta fu colpita con 29 fendenti, un’aggressione brutale che ancora oggi appare priva di un movente chiaro. La scena del crimine, fin da subito, si presentò come un enigma: il corpo parzialmente svestito, una stanza apparentemente ripulita e un’assenza di indizi che ha reso il caso uno dei più complessi e dibattuti del nostro Paese.
Un giallo che ha scosso profondamente la Capitale e che, nonostante il passare del tempo, non ha mai trovato una soluzione definitiva, lasciando la famiglia Cesaroni e l’intera comunità in attesa di giustizia. Oggi l’indagine riparte raccogliendo le esortazioni della sorella della vittima Paolo Cesaroni, e si concentra su tre aspetti cruciali.
Le indagini infinite e i sospettati eccellenti
Nel corso di questi lunghi anni, le indagini si sono concentrate su diverse figure, ognuna con un alone di sospetto che però non si è mai tradotto in una condanna definitiva.
Il primo a finire nel mirino fu Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile. La sua assenza per circa un’ora nel pomeriggio del delitto, insieme ad alcune dichiarazioni contraddittorie, lo resero il principale indiziato. Arrestato, rimase in carcere per 26 giorni prima di essere scagionato per mancanza di prove certe. Il suo suicidio, avvenuto vent’anni dopo, alla vigilia di una nuova testimonianza, ha alimentato ulteriori dubbi e speculazioni.
Un altro sospettato fu Federico Valle, il nipote dell’architetto che progettò l’edificio, accusato da un testimone poi rivelatosi inaffidabile. Infine, il fidanzato di Simonetta, Raniero Busco, l’unico a finire sotto processo. Condannato in primo grado a 24 anni, è stato poi assolto in appello e in Cassazione, lasciando il caso senza un colpevole ufficiale.
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Roberta Bruzzone: il tempo non cancella la verità
Nonostante la mancanza di una sentenza definitiva, il caso di via Poma non è mai stato archiviato del tutto. La criminologa Roberta Bruzzone, in un’accorata nota in occasione del 35° anniversario, ha ribadito l’importanza di non arrendersi:
Nuovi sviluppi e il sospetto dei “servizi segreti”
La riapertura delle indagini, richiesta e ottenuta lo scorso dicembre, ha riacceso le speranze. La magistrata Giulia Arcieri aveva sottolineato la necessità di fare piena luce su alcune figure e circostanze finora rimaste in ombra, in particolare la presenza di documenti riservati negli uffici AIAG e il ruolo di alcuni personaggi legati ai servizi segreti.
Tra questi, l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, presidente degli Ostelli della Gioventù, la cui figura è diventata centrale. Le sue azioni il giorno del delitto, come la rimozione di faldoni dagli uffici prima che venissero posti i sigilli, hanno sollevato nuove, inquietanti domande.
La nuova inchiesta sul delitto: dalla verifica degli alibi alla ricerca delle tracce del DNA dell’assassino
A 35 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, l’inchiesta di via Poma riparte con un’indagine che si concentra su due aspetti cruciali, e tra questi innanzitutto, la verifica degli alibi di tutte le persone coinvolte a vario titolo, su richiesta del GIP.
Un’altra svolta significativa poi riguarda il ritrovamento di alcuni reperti, inizialmente dati per dispersi, inclusi vestiti della vittima. Questi abiti saranno analizzati con le moderne tecnologie forensi per cercare tracce di DNA dell’assassino.
Come affermato dal genetista Emiliano Giardina al tg1, le possibilità di trovare un riscontro, sebbene piccole, non sono nulle. Un nuovo tentativo sostenuto in pieno dall’avvocato della famiglia Cesaroni, che ha sottolineato come i progressi scientifici rendano oggi possibile l’analisi di una quantità di materiale biologico minima, ampliando notevolmente il campo della ricerca.


















