
Nel caso del duplice omicidio di Villa Pamphili, che ha sconvolto la Capitale lo scorso 7 giugno con il ritrovamento dei corpi senza vita di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, la difesa di Francis Kaufmann, 46enne americano detenuto nel carcere di Rebibbia dopo l’estradizione dalla Grecia e principale accusato dell’omicidio aggravato di madre e figlia, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame.
Difesa tenta di contestare il fermo o ottenere una revisione della detenzione di Kaufmann: stabilita la data della prossima udienza
L’udienza cruciale è stata fissata per il 29 luglio, un appuntamento che potrebbe portare nuovi sviluppi nella complicata indagine.
Le indagini e le conferme del DNA
Le indagini condotte dai pubblici ministeri, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, stanno procedendo a ritmo serrato per fare piena luce su questa tragedia.
Un passaggio fondamentale è stato l’esame del DNA effettuato nei giorni scorsi, che ha definitivamente confermato la paternità di Francis Kaufmann nei confronti della piccola Andromeda, la bambina trovata brutalmente uccisa.
Un elemento che ha rafforzato ulteriormente la posizione dell’uomo nell’inchiesta, mentre parallelamente, si attendono i risultati degli esami istologici sul corpo di Anastasia Trofimova, disposti in seguito all’autopsia eseguita presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università Cattolica, e cruciali per chiarire le cause esatte del decesso della donna, nata a Omsk, in Siberia.
Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, quella del soffocamento rimane una delle più concrete.
La strategia difensiva e il silenzio di Kaufmann
Dopo essere stato estradato dalla Grecia e giunto in Italia, Francis Kaufmann era stato sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari.
Tuttavia, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere, una scelta difensiva che rientra nelle sue prerogative legali e che sottolinea la complessità del quadro probatorio e la determinazione della difesa a operare con la massima cautela.
Il ricorso al Tribunale del Riesame rappresenterebbe ora un tentativo di contestare le basi della misura cautelare o di ottenere una revisione delle condizioni di detenzione, aprendo una nuova fase nel procedimento giudiziario.
L’esito dell’udienza del 29 luglio sarà quindi determinante per comprendere le prossime tappe di questa dolorosa vicenda di cronaca.

















