I partiti sfilano contro il rischio mafia a Ostia. Anzi, i partiti che governano Roma e Ostia, si mobilitano contro la minaccia di una criminalità organizzata militarmente per controllare il territorio. Insomma, la politica, che dovrebbe garantire efficienza e puntualità nel governo della città, ammette di aver perso il controllo della cosa pubblica a favore di infiltrazioni esterne.
Un sit-in dei partiti di sinistra per contestare la minaccia-mafia, gli stessi partiti che dieci anni fa fecero commissariare il Decimo Municipio per “salvare2 Roma
C’è qualcosa che non quadra nell’iniziativa assunta dalle forze di sinistra con la benedizione del sindaco Gualtieri che nel pomeriggio di venerdì 11 luglio si raduneranno in via delle Azzorre, davanti alla palestra distrutta da un attentato esplosivo. Pd, Lista Gualtieri, Sinistra Civica, Demos e Azione per l’occasione hanno sposato lo slogan “Ostia non è mafiosa, fuori la mafia da Ostia”. Una bella circonlocuzione per dire che a Ostia c’è la mafia ma non sono gli ostiensi a coltivarla perché poi se dai del mafioso agli ostiensi come farai a chiedergli il voto alle prossime elezioni? Una paraculata elettorale, verrebbe da dire.
Di sicuro quella della sinistra è una fuga in avanti, l’offerta di una soluzione investigativa alla Squadra Mobile e alla Procura di Roma, ai quali compete analizzare e contrastare i fenomeni criminali che si stanno verificando negli ultimi tempi in tutta Roma. Eh già, perché quanto accade a Ostia è il riflesso di quanto sta avvenendo in molti altri quartieri della Capitale. Al Quarticciolo è dovuto intervenire il Governo nazionale con il Modello Caivano a finanziare iniziative locali di contrasto della malavita. A Tor Bella Monaca la criminalità organizzata è una forma di welfare sociale. A San Basilio clan organizzati regolano la vita del quartiere. A Prenestino e Torre Maura si spara per gambizzare chi non si vuole piegare alla logica dello spaccio.
Non vogliamo negare che a Ostia ci sia criminalità, dalla più piccola dei furti in auto a quella più odiosa delle truffe agli anziani, a quella più diffusa dello spaccio e dei traffici collegati. Non possiamo altrettanto negare, però, che Ostia ha pagato già pesantemente uno stigma che i vertici di Polizia e i partiti di sinistra conoscono bene, passato alla storia come la “supercazzola” del commissariamento prefettizio. Usiamo non a caso le parole impiegate da chi quel commissariamento del 2015 ha certificato, ovvero l’allora prefetto di Roma Franco Gabrielli indotto dal Governo Renzi e dai suoi commissari di partito.
La sinistra all’epoca guidava il X Municipio, Roma, il Lazio e il Governo nazionale. Decise di sacrificare Ostia con un commissariamento prefettizio, fuori dalle regole giuridiche pur di evitare di dare al mondo l’immagine di una Capitale infetta e governata dalla mafia. Ostia violentata per salvare il Campidoglio da cooperative e consorterie che dettavano legge. In carcere finì il presidente municipale dell’epoca, il dem Andrea Tassone, condannato per corruzione (non per organizzazione mafiosa).
Un commissariamento truffa che, era l’auspicio generale, almeno avrebbe avuto il merito di correggere la gestione amministrativa, depurare i partiti locali da possibili scorie, riaffermare la presenza dello Stato. Ci si è riusciti? In quanto alla gestione amministrativa, chi è venuto dopo quel 2015 ha dato a Ostia solo un profondo clima di precarietà e di carenza d’organico nei ruoli tecnici. E, si sa, dove i diritti sono affidati alla buona volontà e alla discrezionalità degli uomini, il rischio è molto alto.
In quanto all’azione di rigenerazione dei partiti, non pare che i risultati siano quelli attesi. Vale la pena di ricordare che due degli attuali assessori e un consigliere del X Municipio sono gli stessi che sedevano con ruoli di guida tra i banchi dell’amministrazione Tassone.
Detto che da più parti ci si è vantati di aver annientato i clan Fasciani e Spada, merita un’adeguata analisi l’auspicata maggior presenza dello Stato a Ostia come risposta alla “minaccia-mafia” dopo il commissariamento. Non starò qui a ricordare che gli organici di polizia e carabinieri non sono cresciuti (anzi si sono ridotti) rispetto a quel periodo, ma basta l’esempio del cantiere di restauro e riuso dell’ex Gil per dimostrare l’utopica reazione legalitaria. Lo storico edificio di corso Duca di Genova, infatti, dovrebbe diventare la caserma della Polizia locale e Ufficio del Giudice di Pace. I lavori, finanziati dal Governo per 13 milioni fin dal 2016, sono in corso dal 2021 (stazione appaltante il Comune di Roma) e dovevano finire due anni dopo. Siamo a metà 2025 e l’avanzamento del cantiere è sotto gli occhi di tutti: non basteranno altri due anni per completare l’opera.
I partiti di sinistra e il sindaco Gualtieri non solo parteciperanno al sit in di venerdì contro la mafia ma invitano tutta la città a scendere in piazza. Ricordiamo, però, a chi ha il compito del governo di Roma, che gli spazi alla criminalità si sottraggono non solo con le forze di polizia e con le buone azioni della magistratura ma, soprattutto, con una buona amministrazione della cosa pubblica. Cosa della quale chi vive le realtà locali non ha percezione. Basta vedere l’economia turistico balneare di Ostia distrutta da timing e disorganizzazione amministrativa tale da rendere ancora indefinito l’esito delle gare per la gestione delle spiagge. Basta vedere le condizioni di degrado sociale in cui è stata ridotta una località turistica che ha sostituito gli ospiti in villeggiatura con senza fissa dimora accampati persino sul lungomare. Basta considerare la povertà dell’offerta ricreativa e aggregativa che pesa su Ostia per rendersi conto che l’economia legale è fragile e sofferente.
Ecco, in questo senso, la spinta a una manifestazione contro la mafia sa più di espediente per spostare l’attenzione, di una distrazione di massa dalla mala-gestione amministrativa verso un nemico presunto. Chi aderirà all’evento sarà indotto non solo a anticipare le conclusioni delle indagini in corso ma anche a ragionare che la colpa di quanto accade è del Governo Meloni, al quale competono gli strumenti d’indagine e di contrasto affidati alle forze di polizia e alla magistratura.
Prima di gridare alla mafia, caro sindaco, sarebbe il caso di mostrare una buona amministrazione, attenta alle esigenze di produttività, di decoro, di più pronta risposta alle esigenze di una comunità stanca di slogan e di sfruttamenti meramente elettorali.


















