Un colpo solo, in pieno centro, ha trasformato la rabbia in vendetta e la tragedia in cronaca. A Rocca di Papa, Guglielmo Palozzi, spazzino di 61 anni e padre di Giuliano, ha ucciso Franco Lollobrigida, il trentenne che cinque anni fa era stato condannato per la morte del figlio. “Non sopportavo di vederlo libero“, avrebbe detto dopo essere stato fermato dai carabinieri.
Guglielmo Palozzi ha sparato in strada all’uomo condannato per l’omicidio del figlio. La vendetta alla fermata Cotral, tra lo shock dei passanti
La scena si è consumata davanti a decine di testimoni, nel cuore del paese. Una vicenda che intreccia dolore, giustizia e senso di impotenza, lasciando un’intera comunità sotto shock.
Lollobrigida è morto sul colpo, mentre cercava aiuto nei pressi della fermata del Cotral in piazza della Repubblica. Fatale un solo colpo che lo ha centrato alla schiena.
Il movente
“Ho sparato io, non sopportavo di vedere l’assassino di mio figlio in libertà“, avrebbe detto agli inquirenti poco dopo il fermo. L’arma è stata recuperata, e per l’uomo è scattato l’arresto con l’accusa di omicidio volontario.
L’agguato in pieno centro
La vendetta è stata servita alle 10 di questa mattina quando Lollobrigida, 35 anni, è stato raggiunto da un proiettile in via Roma.
Colpito alla schiena, ha cercato di allontanarsi barcollando, riuscendo a trascinarsi fino a piazza della Repubblica. Si è accasciato a terra poco dopo aver chiesto aiuto. I soccorsi sono stati immediati – sul posto anche un’eliambulanza – ma per lui non c’è stato nulla da fare.
Un dolore mai superato

In paese tutti conoscevano Palozzi. Un uomo riservato, definito “mite” dai vicini. Dopo la morte del figlio, raccontano, “non parlava quasi più, era cambiato, sembrava assente”.
Giuliano Palozzi era morto nel 2020 dopo una lite degenerata per un debito di appena 25 euro. In primo grado Lollobrigida era stato assolto, ma in appello era arrivata la condanna a 10 anni per omicidio preterintenzionale.
Nonostante la sentenza, l’uomo era tornato in libertà da circa due anni, in attesa della definizione della pena.
La verità processuale e quella personale

Lollobrigida aveva sempre sostenuto di non essere responsabile della morte del giovane Palozzi: disse di averlo colpito con un pugno, ma che il pestaggio mortale sarebbe stato compiuto da altri.
I giudici d’appello non hanno creduto a questa versione, riconoscendogli però l’omicidio preterintenzionale, ovvero senza volontà di uccidere.
Una verità giudiziaria che, evidentemente, Guglielmo Palozzi non ha mai accettato. La rabbia e il dolore sono esplosi con un solo colpo di pistola, che ora rischia di costargli l’ergastolo.
















