(Adnkronos) – In assenza di interventi aggiuntivi, la spesa annuale per la gestione dell’Hiv potrebbe superare i 2,03 miliardi di euro entro il 2030, con un incremento annuo stimato del 3,6%; una quota rilevante di questo burden, pari a circa 1,4 miliardi, sarebbe associata alle nuove infezioni potenzialmente evitabili. In questa prospettiva, la PrEp-Profilassi pre esposizione non deve essere letta soltanto come strumento preventivo, ma come leva di sostenibilità capace di ridurre nuove infezioni, costi futuri di trattamento e pressione sul sistema assistenziale. Sono i dati del report ‘Cambiare la traiettoria dell’Hiv in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un Ssn sostenibile’, presentato oggi a Roma nel corso di un incontro con la stampa su ‘Hiv in Italia: costi e sfide per il Ssn – È possibile cambiare la traiettoria?’, organizzato da Cencora e ViiV Healthcare. Â
Rispetto alla patologia – riferisce una nota – il report ha analizzato il quadro epidemiologico, clinico, economico e organizzativo del Paese utilizzando varie evidenze disponibili. Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di Hiv. Nel 40,3% dei casi l’infezione è stata scoperta quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso e l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids ha riguardato persone che avevano scoperto la positività al virus nei 6 mesi precedenti. Uno studio del 2021 ha valutato che il ritardo di trattamento dei pazienti Hiv-positivi, causato dalla pandemia Covid-19, potrebbe generare un peggioramento della condizione clinica dei pazienti e un aumento della mortalità Hiv-correlata, mentre una ripresa tempestiva del trattamento per i pazienti Hiv+ potrebbe permettere di evitare fino a 687 decessi al decimo anno di analisi. Le simulazioni sono state condotte ipotizzando un trattamento continuativo per i pazienti già diagnosticati, senza interruzioni terapeutiche, e un avvio immediato della terapia per i pazienti con nuova diagnosi nel corso del 2021.Â
In un recente studio condotto su persone con Hiv in Italia, il 93% dei partecipanti risultava virologicamente soppresso, mentre il 42% aveva riportato livelli di aderenza subottimali nei 12 mesi precedenti. Inoltre, più del 50% delle persone con Hiv seguite ha più di 50 anni e circa il 60% presenta almeno una patologia concomitante non correlata all’infezione. Il costo diretto medio di gestione è stimato in 9.762,92 euro l’anno per persona con Hiv, mentre il costo cumulativo nell’arco della vita, su un orizzonte di 39 anni, è pari a 222.674,77 euro per paziente.Â
“Oggi disponiamo di terapie che consentono alle persone con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita paragonabili a quelle della popolazione generale, ma questi risultati dipendono da una diagnosi tempestiva e da una presa in carico continuativa”, afferma Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive dell’università Tor Vergata di Roma e membro del Consiglio superiore di sanità , autore della prefazione al report. “A ciò si affiancano strategie preventive altamente efficaci, come la PrEp long-acting, in grado di ridurre drasticamente il rischio di infezione e la trasmissione del virus in un setting specifico di popolazione, che per definizione è altamente a rischio e non adotta strategie di prevenzione di nessuna natura. Se pensiamo che mediamente una persona con Hiv, durante gli anni di mancata diagnosi, potrebbe potenzialmente trasmettere l’infezione almeno una volta e più probabilmente più volte, possiamo considerare i dati dell’analisi presentata conservativi rispetto al reale risparmio ottenibile. Per questo sarebbe opportuno prendere in considerazione il rafforzamento di azioni preventive su tutto il territorio nazionale: ciò può determinare un impatto favorevole anche sulle finanze del sistema sanitario”.Â
L’accesso ai test, allaPrEp e alla presa in carico resta segnato da forti differenze territoriali, riporta il documento. Nel 2024 il 75,6% delle persone che utilizzavano la PrEP si concentrava in tre Regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. “Gli strumenti per cambiare la traiettoria dell’Hiv esistono già : terapie efficaci, strategie di prevenzione innovative, un quadro normativo consolidato ed esperienze regionali che dimostrano come sia possibile ottenere risultati concreti”, sottolinea Stefano Vella, professore aggregato di Salute Globale presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e di Metodologia della ricerca clinica presso l’università degli Studi di Roma Tor Vergata, già direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto superiore di sanità e autore della prefazione al report. “Oggi la vera sfida è garantire che le soluzioni già disponibili siano accessibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale – prosegue – Investire nella prevenzione significa non solo ridurre il numero delle nuove infezioni e migliorare la qualità di vita delle persone, ma anche contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Al risparmio si aggiunge un maggiore controllo delle infezioni sessualmente trasmissibili: pensiamo al fatto che le nuove strategie long-acting, essendo somministrate periodicamente in strutture ospedaliere, consentono un monitoraggio aggiuntivo della popolazione anche a livello delle altre infezioni come clamidia, gonorrea e sifilide, fino alle epatiti e al Papillomavirus”.Â
Per rendere le buone pratiche uno standard omogeneo e misurabile in tutte le Regioni, il report individua alcune priorità , tra cui rafforzare la governance nazionale, ampliare l’offerta di test rapidi e di prossimità , garantire un accesso uniforme alla PrEp e aggiornare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali e modelli integrati hub-and-spoke: reti che collegano centri di riferimento e servizi periferici, con il coinvolgimento dei servizi territoriali e delle comunità .Â
“Siamo certi che la lotta all’Hiv richieda oggi un approccio sempre più integrato, capace di combinare innovazione scientifica, prevenzione, dialogo istituzionale e attenzione ai bisogni delle persone – osserva Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia – Il report presentato oggi nasce con l’obiettivo di contribuire a una riflessione basata su evidenze e dati concreti, mettendo a disposizione analisi e proposte utili per supportare il processo decisionale e favorire la semplificazione dei percorsi per un accesso più equo, omogeneo e tempestivo. Il nostro impegno in quest’area è totale e si traduce non solo nello sviluppo di soluzioni innovative, ma anche nel rafforzamento di partnership con tutti gli stakeholders di sistema per generare maggiore efficienza e ottimizzazione dei costi dell’Hiv”.Â
Infine, nell’executive summary – conclude la nota – il report afferma che la sfida principale non è quella di introdurre nuovi strumenti, ma trasformare le buone pratiche esistenti in standard organizzativi condivisi, capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare l’efficacia complessiva della risposta all’Hiv.Â
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