La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a otto anni di reclusione per Flavio Focassati, il camionista che il 4 dicembre 2022 investì e uccise Alessia Sbal, estetista di Ciampino di 43 anni, sul Grande raccordo anulare di Roma. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici escludono che l’uomo non si fosse accorto dell’investimento e sottolineano la fuga senza prestare soccorso.
La Cassazione conferma la condanna a 8 anni per l’orribile morte di Alessia Sbal: «Si accorse di averla investita e fuggì senza soccorrerla»
«Aveva percepito l’investimento e aveva deliberatamente proseguito la marcia». È uno dei passaggi centrali delle motivazioni con cui la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Flavio Focassati, confermando in via definitiva la condanna a otto anni di reclusione per la morte di Alessia Sbal.
La donna, estetista residente a Ciampino, aveva 43 anni quando fu travolta e uccisa il 4 dicembre 2022 lungo il Grande raccordo anulare, a Roma. Per i giudici, alla responsabilità per l’incidente si aggiunge la condotta successiva all’investimento: il camionista non si fermò a verificare le condizioni della vittima e non chiamò i soccorsi.
«Pur consapevole dell’investimento, non effettuò alcuna verifica sulle condizioni della vittima e non attivò alcun soccorso», scrivono i magistrati. Focassati proseguì la marcia per circa 18 chilometri, prima di essere fermato dalla polizia stradale. Nel frattempo, alcuni testimoni avevano cercato di inseguire il mezzo per costringerlo a fermarsi.
La ricostruzione dell’incidente sul Grande raccordo anulare
Sono circa le 20.30 del 4 dicembre 2022 quando Alessia Sbal e il camionista si fermano in una piazzola di emergenza del Gra, nei pressi dello svincolo per Casalotti. Poco prima, i loro mezzi erano rimasti coinvolti in una collisione, che aveva dato origine a una discussione.
A quel punto la donna chiama il 112 per chiedere aiuto. Focassati risale sul camion e riparte, investendola. Poi si allontana senza fermarsi.
La sequenza degli eventi trova conferma anche nella registrazione della telefonata al numero unico di emergenza, uno degli elementi su cui si è basata l’accusa. Il camionista, che all’epoca aveva 51 anni, ha sempre sostenuto di non essersi accorto di aver travolto la donna. Una versione che la Cassazione ha ritenuto incompatibile con gli elementi raccolti nel processo.
«Non poteva non accorgersi di averla investita»

Nelle motivazioni, i giudici richiamano diversi elementi per escludere l’ipotesi che Focassati non avesse percepito l’impatto: il sobbalzo del rimorchio, le caratteristiche del mezzo pesante, la prosecuzione della marcia per circa 18 chilometri, i ripetuti segnali dell’automobile che lo seguiva e le dichiarazioni rese agli agenti, giudicate non veritiere.
A questi elementi si aggiunge la posizione della vittima al momento dell’investimento. Alessia Sbal, scrive la Corte, si trovava frontalmente al camion, a una distanza non superiore a due metri, ed era visibile attraverso gli appositi specchi anteriori dell’autoarticolato.
Secondo i magistrati, l’insieme di queste circostanze non è «razionalmente conciliabile con l’asserita inconsapevolezza dell’investimento». La condotta successiva all’impatto, dunque, rappresenta un elemento decisivo nella valutazione della responsabilità dell’imputato.
La Cassazione esclude il concorso di colpa della vittima
La difesa aveva tentato di sostenere un concorso di colpa di Alessia Sbal, facendo riferimento alla possibile assunzione di alcol o sostanze. Anche su questo punto, tuttavia, la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito.
Nelle motivazioni si legge che non è stato individuato «alcun elemento concreto» in grado di dimostrare che l’assunzione di sostanze avesse provocato un’effettiva alterazione della donna e contribuito causalmente all’incidente.
Il semplice riscontro dell’assunzione di una sostanza, chiariscono i giudici, non costituisce di per sé la prova di uno stato di alterazione che abbia avuto un ruolo nella dinamica dell’investimento.
La Corte sottolinea, inoltre, la lucidità mostrata da Alessia durante la telefonata al numero di emergenza: la donna era riuscita a descrivere quanto accaduto e a comunicare la targa del camion.
La telefonata al 112 e le ultime parole di Alessia
Tra gli elementi più drammatici ricostruiti nel processo c’è proprio la registrazione della chiamata di Alessia Sbal al 112. La donna stava chiedendo aiuto e stava dettando all’operatore la targa del mezzo quando si accorse che il camion stava ripartendo nella sua direzione.
La sua voce si interrompe mentre cerca di comunicare gli ultimi numeri della targa. Poi l’urlo: «Fermati, fermati, fermati, mi sta venendo addosso…». Subito dopo, il silenzio.
È in quel momento che Alessia Sbal viene travolta e uccisa. Una sequenza che ha assunto un peso centrale nella ricostruzione dell’accaduto e che si inserisce nel quadro probatorio valutato dai giudici.
Con il rigetto del ricorso in Cassazione, la condanna a otto anni di reclusione per Flavio Focassati diventa definitiva. Le motivazioni della sentenza ribadiscono un punto fondamentale: per la Corte, il camionista si era accorto dell’investimento e aveva scelto di proseguire la marcia, senza fermarsi a prestare soccorso alla donna.

















