Sugar Daddy. Era con questo pseudonimo che un uomo, arrestato all’alba di oggi dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma per prostituzione minorile, si faceva strada sui social per adescare ragazzine di nemmeno 16 anni.
Foto esplicite e chat su Telegram e Signal»: arrestato uomo accusato di pedopornografia e prostituzione minorile
Su richiesta della Procura di Roma, il GIP ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: le accuse sono pesantissime e vanno dalla prostituzione minorile alla pornografia minorile, fino alla detenzione e all’accesso a materiale pedopornografico, con l’aggravante di aver agito contro minori di 16 anni.
La svolta dopo l’allarme di due genitori
A far scattare le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, è stata la denuncia presentata nell’ottobre 2024 dai genitori di una ragazza di nemmeno quindici anni.
Insospettiti da alcuni comportamenti della figlia, i familiari hanno deciso di verificare il contenuto del suo cellulare, imbattendosi in alcune immagini sessualmente esplicite.
I successivi riscontri tecnici eseguiti dai militari sullo smartphone della giovane hanno portato alla luce conversazioni sospette distribuite su diverse piattaforme di messaggistica, tra cui Telegram, WhatsApp e Signal, tutte riconducibili al profilo «Sugar Daddy».
Un sistema andato avanti per dieci anni
Dagli approfondimenti investigativi è emerso un quadro ben più ampio: l’uomo non interagiva soltanto con la prima adolescente individuata, ma manteneva contatti con diverse altre ragazze.
Nel corso dell’operazione, i militari hanno già eseguito otto perquisizioni — che hanno coinvolto anche altri soggetti indagati a piede libero e le stesse minori — permettendo di identificare numerose vittime, quasi tutte italiane.
L’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati e le testimonianze raccolte, anche attraverso audizioni protette, hanno consentito di ricostruire una rete di adescamenti protrattasi dal 2015 al 2025.
Il modus operandi era sempre lo stesso: l’uomo agganciava le vittime sui social network o tramite passaparola, ne guadagnava la fiducia e poi, spesso offrendo somme di denaro, proponeva loro incontri di natura sessuale o pretendeva l’invio di foto e video autoprodotti a contenuto esplicito.


















