Sedici mesi dopo l’omicidio di Nahid Miah, benzinaio originario del Bangladesh e padre di due figli, è arrivata la sentenza. Marco Adamo, che all’epoca dei fatti aveva 18 anni e oggi ne ha oco più di 19, è stato condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio del 35enne, ucciso durante una rapina al distributore di Tor San Lorenzo, ad Ardea.
L’omicidio del benzinaio nel maggio 2025 al distributore di Tor San Lorenzo. Nahid Miah, 35 anni, fu colpito al cuore con una coltellata
A marzo, per il giovane, la Procura aveva chiesto l’ergastolo. In aula Adamo, difeso dall’avvocato Paolo Foti, aveva chiesto perdono: «Non volevo ucciderlo». Alla lettura della sentenza erano presenti i familiari di Miah e alcuni amici, in gran parte di origine bengalese.
La rapina al distributore
Era il 27 maggio 2025, poco dopo mezzogiorno, quando il 18enne, secondo la ricostruzione degli investigatori, arrivò in moto al distributore Tamoil di via delle Pinete, a Tor San Lorenzo. Aveva il volto coperto da un casco integrale ed era vestito di nero.
In quel momento al distributore non c’erano clienti. L’obiettivo, secondo l’accusa, era impossessarsi dell’incasso della giornata. Il benzinaio aveva 570 euro.

Il benzinaio avrebbe tentato di opporsi alla rapina. Tra i due nacque una colluttazione e, durante lo scontro, il giovane avrebbe estratto un coltello colpendo Miah vicino al cuore. Il 35enne morì poco dopo. Adamo prese l’incasso e si allontanò in moto.
La fuga e la moto data alle fiamme
Per cercare di cancellare le proprie tracce, il giovane avrebbe dato fuoco alla moto utilizzata per la fuga, abbandonandola in un’area boschiva di Ardea. Il mezzo, una Bmw GS 650 bianca rubata due giorni prima a Roma, venne ritrovato il giorno successivo quasi completamente carbonizzato.
Le indagini furono condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Frascati, coordinati dalla Procura di Velletri. Gli investigatori acquisirono le immagini delle telecamere di videosorveglianza del distributore e degli altri impianti presenti nella zona, ricostruendo gli spostamenti del rapinatore prima e dopo il delitto. Furono inoltre analizzati i dati delle celle telefoniche e le immagini dei lettori di targhe.
Proprio l’indagine sul furto della Bmw portò inizialmente gli investigatori a individuare tre giovani del litorale sud romano, risultati poi estranei all’omicidio. Dall’analisi dei loro contatti emerse il nome di Adamo, che, secondo la ricostruzione investigativa, la sera prima del delitto aveva a sua volta sottratto la moto a uno dei tre.
Il rintraccio dopo una settimana e la confessione
Gli accertamenti si concentrarono quindi sul 18enne. I carabinieri sequestrarono alcuni indumenti e telefoni e incrociarono le registrazioni delle telecamere con i dati relativi al suo smartphone. La sovrapposizione dei percorsi contribuì a delineare il quadro investigativo.
Adamo venne rintracciato il primo giugno, una settimana dopo l’omicidio, in un’abitazione di Cisterna di Latina dove si era nascosto. Durante l’interrogatorio nella Compagnia dei carabinieri di Anzio confessò il delitto, secondo quanto emerso dagli atti dell’indagine.
Fu lo stesso giovane, inoltre, a indicare ai militari il luogo in cui aveva nascosto l’arma. I carabinieri recuperarono un coltello a serramanico con una lama di 16 centimetri, sul quale erano presenti tracce di sangue.
Ora, al termine del processo, è arrivata la condanna a 25 anni di carcere per l’omicidio di Nahid Miah.


















