Alessandro Di Battista ha parlato per la prima volta in televisione del tumore che gli è stato diagnosticato nelle scorse settimane. Ospite della trasmissione DiMartedì, ha spiegato che i primi problemi di salute sono stati provocati da un edema cerebrale legato alla presenza di un tumore. Dopo gli accertamenti, i medici cubani sarebbero riusciti a intervenire rapidamente, prima con una terapia per ridurre l’edema e successivamente con l’operazione.
L’intervento ha consentito di rimuovere quasi completamente la massa, e ora per l’ex parlamentare si apre una nuova fase, quella delle terapie, che ha raccontato con un approccio concreto e lontano dalla retorica.
Di Battista ha infatti spiegato di star recuperando gradualmente la propria quotidianità, e ha chiarito che il percorso terapeutico deve ancora iniziare, e che proprio le cure rappresentano adesso la sua priorità.
L’ex deputato ha preso le distanze dall’immagine del malato necessariamente chiamato a trasformarsi in un “guerriero”. A suo avviso, affrontare la malattia significa innanzitutto seguire le terapie, mantenere uno stile di vita il più possibile sano e affidarsi ai medici. Si è detto infatti soddisfatto dell’assistenza che sta ricevendo e fiducioso nel lavoro dei professionisti che lo stanno seguendo.
L’intervento di urgenza all’Avana
Ampio spazio è stato dedicato anche a quanto accaduto a Cuba, dove si trovava quando ha iniziato a stare male.
L’ex parlamentare ha elogiato l’operato dei sanitari cubani, spiegando che anche successivamente, al Policlinico Gemelli di Roma, gli sarebbe stata confermata la qualità dell’intervento eseguito all’Avana. Ha poi sottolineato soprattutto le difficili condizioni nelle quali lavorano i medici dell’isola, raccontando di essere stato operato in una struttura alle prese con gravi carenze, comprese quelle relative all’approvvigionamento di acqua ed energia elettrica. Ha dichiarato inoltre che durante quei giorni si sarebbe prospettata anche la possibilità di un intervento da parte americana, ma ha ribadito la sua fiducia nei sanitari cubani che lo avevano preso in cura.
Il rientro in Italia e le polemiche sul volo
Durante l’intervista, è stato affrontato anche il tema del rientro di Di Battista in Italia, attorno al quale erano circolate diverse ricostruzioni.
Smentita la voce di un ritorno in patria grazie a un volo di Stato, l’ex deputato ha precisato di aver utilizzato un volo sanitario coperto dalla propria assicurazione, grazie a una polizza sottoscritta precedentemente. Ha contestato inoltre alcune notizie diffuse mentre era ancora ricoverato, tra cui quella secondo la quale sarebbe uscito da un coma: sottolinea di non essere mai entrato nello stato descritto da alcune fonti.
La telefonata ricevuta da Giorgia Meloni
Tra i retroscena raccontati a Giovanni Floris c’è anche una telefonata ricevuta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il ricovero all’Avana.
Nonostante le differenze politiche, Di Battista ha riconosciuto pubblicamente la vicinanza mostrata nei suoi confronti dalla premier e, più in generale, dal governo.
Secondo il suo racconto, Meloni lo avrebbe invitato a non dare peso alle polemiche che stavano circolando in quei giorni sull’ipotesi di un volo di Stato per riportarlo in Italia. Ipotesi, come ribadito, che non si sarebbe comunque concretizzata.
La politica può aspettare: «La priorità è curarmi»
La diagnosi ha inevitabilmente modificato anche le priorità dell’ex parlamentare. Interrogato sul proprio futuro politico, Di Battista ha chiarito che in questo momento intende concentrarsi sulla salute e sull’inizio delle terapie.
Il lavoro dell’associazione Schierarsi, di cui è vicepresidente, andrà avanti, ma per un suo eventuale impegno futuro ci sarà tempo. Prima, ha spiegato, dovrà affrontare il percorso di cure che lo attende.
La sua apparizione a DiMartedì ha intanto generato numerose reazioni sui social. Sotto i filmati dell’intervista sono comparsi molti messaggi di vicinanza, e diversi utenti hanno apprezzato soprattutto il modo diretto con cui DiBattista ha scelto di parlare della malattia, senza trasformare la propria esperienza in una narrazione eroica.





















