Un denso fumo nero e un acre odore di bruciato sono tornati a soffocare il quadrante nord-est di Roma. L’ennesimo incendio divampato sotto il Viadotto dei Presidenti ha imposto la chiusura immediata dell’arteria stradale, riaccendendo la disperazione dei residenti esasperati da una scia di roghi e degrado mai arrestata.
Fiamme e odore acre tornano a soffocare la zona del Viadotto dei Presidenti, dopo i gravi episodi con esplosioni e chiusure registrati nei mesi estivi
Una nuova emergenza ambientale e viaria si è verificata nella giornata odierna nel quadrante nord-est della Capitale. Le fiamme sono divampate nell’area sottostante il Viadotto dei Presidenti, precisamente all’altezza di via Amalia Bettini.
Come segnalato dalla pagina informativa Reporter Montesacro, le squadre dei Vigili del Fuoco sono dovute intervenire tempestivamente per estinguere il rogo, le cui fiamme e la conseguente coltre di fumo nero sono state causate dalla combustione di ingenti quantitativi di rifiuti e materiali abbandonati.
Per consentire le operazioni di spegnimento e garantire l’incolumità degli automobilisti, la circolazione sul viadotto è stata momentaneamente interrotta in direzione Colle Salario, imponendo l’uscita obbligatoria su via Amalia Bettini. L’aria nella zona è diventata rapidamente satura di sostanze acri, rendendo l’atmosfera irrespirabile per gli abitanti delle abitazioni limitrofe.
L’ennesimo episodio in un’area ormai abbandonata
Il rogo odierno non rappresenta un evento isolato, bensì l’ennesimo capitolo di una situazione di profondo abbandono e incuria che caratterizza l’intera infrastruttura e le aree verdi circostanti. I fatti riportati da Reporter Montesacro confermano quanto il tratto sia ormai vulnerabile all’accumulo illegale di spazzatura e sterpaglie secche, fattori che trasformano la zona in una continua polveriera.
La presenza costante di depositi incontrollati di rifiuti lungo i margini della carreggiata e nei sottopassi alimenta periodicamente focolai di grandi dimensioni, scatenando la rabbia delle comunità locali di Vigne Nuove e dei quartieri limitrofi, stanche di doversi barricare in casa per evitare di respirare miasmi tossici.
L’emergenza di luglio tra il Viadotto e Monte Antenne
Per comprendere la gravità del quadro attuale occorre ripercorrere i drammatici precedenti che hanno interessato lo stesso quadrante urbano nei mesi scorsi. Mercoledì 29 luglio 2026, una doppia emergenza aveva colpito contemporaneamente la zona nord e nord-est di Roma. In quella circostanza, un incendio di matrice boschiva divampato a Monte Antenne aveva costretto le forze dell’ordine e i Carabinieri a chiudere al traffico via del Forte Antenne per permettere il lavoro dei Vigili del Fuoco.
Nelle stesse ore, un secondo fronte di fuoco era esploso lungo il Viadotto dei Presidenti, all’altezza di Vigne Nuove, dove la combustione di vegetazione spontanea non curata e ammassi di spazzatura aveva saturato l’aria di fumo denso, richiedendo un massiccio intervento della Polizia Locale di Roma Capitale per gestire la viabilità .
Le esplosioni e il rogo nell’accampamento di giugno
Ancora più allarmanti erano stati i fatti verificatisi a inizio estate, lunedì 1° giugno 2026, quando un violento rogo aveva interessato la medesima porzione del Viadotto dei Presidenti, estendendosi verso il Viadotto Gronchi e la direzione Bufalotta. In quell’occasione le fiamme, scoppiate a ridosso di un insediamento abusivo situato lungo il margine stradale, avevano provocato distinte e forti esplosioni, udite nettamente dai cittadini spaventati.
I boati erano stati causati verosimilmente dallo scoppio di bombole di gas stoccate tra le baracche precarie dell’accampamento. Il giorno precedente un altro focolaio si era sviluppato sopra il ponte, venendo contenuto dai moduli della Protezione Civile, prima che le braci mai del tutto spegne o una nuova azione deliberata riaccendessero l’inferno di fuoco.
La rabbia dei residenti e i dubbi sulla ciclabile
Gli incendi riproposti a cadenza quasi settimanale hanno innescato una dura reazione da parte dei residenti sui canali social. Gli abitanti denunciano da tempo l’insicurezza e il paradosso legato ai lavori di realizzazione della nuova pista ciclabile lungo il viadotto.
Molti cittadini esprimono forte preoccupazione per la presenza fissa di giacigli, tende e accampamenti abusivi proprio lungo il tracciato della mobilità dolce, evidenziando i rischi per la futura fruibilità dell’opera, in particolare nei tratti che scendono nei sottopassi. L’assenza di interventi strutturali di bonifica e monitoraggio continua a trasformare l’infrastruttura in un teatro di perenne emergenza ambientale e di pericolo per la salute pubblica.


















