L’area di Pyrgi torna a raccontare la sua storia più antica. Il porto etrusco di Caere, oggi nel comune di Santa Marinella, custodisce da secoli i resti di un santuario che fu tra i più importanti del mondo etrusco. Gli scavi in corso quest’anno hanno appena restituito un nuovo indizio: un frammento che riporta alla luce il volto della divinità a cui l’intero complesso era dedicato.
Gli archeologi dell’Università La Sapienza hanno riportato alla luce un nuovo frammento di antefissa che raffigura la divinità etrusca, arricchendo la storia del santuario di Pyrgi
Nell’area del Tempio B di Pyrgi è spuntato, tra la terra rimossa dagli scavi in corso quest’anno, un frammento di antefissa che raffigura Uni, la divinità cui il tempio è dedicato. A riportarlo alla luce sono stati studenti e docenti della Sapienza, che quest’anno hanno ripreso gli scavi nell’area.
Un pezzo di terracotta di piccole dimensioni, ma capace di restituire un volto rimasto sepolto per secoli.
La dedica di Thefarie Velianas
La costruzione del Tempio B risale a un momento preciso della storia etrusca. Fu Thefarie Velianas, magistrato al vertice di Caere, a volerne la dedica alla dea Uni, verso la fine del VI secolo a.C. La testimonianza più diretta di quell’atto arriva dalle “Lamine d’oro di Pyrgi”: tre lastre incise, tra i reperti più preziosi giunti fino a noi dalla civiltà etrusca, oggi custodite al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.
Il mare chiuso per le ricerche subacquee
La campagna archeologica di quest’anno non si è fermata alla terraferma. Dal 1° al 21 settembre, un tratto di mare davanti all’area di Pyrgi è stato interdetto dalla Capitaneria di Porto di Civitavecchia. Vietate balneazione, navigazione, ancoraggio e pesca in quello specchio d’acqua, per permettere agli archeologi della Sapienza di condurre ricognizioni subacquee sui fondali dell’antico scalo etrusco.
Un frammento, duemilacinquecento anni dopo
C’è qualcosa che colpisce nel ritrovare, proprio in quel luogo, l’immagine della divinità a cui era stato consacrato. Un dettaglio in più, riemerso dopo oltre 2.500 anni, capace di aggiungere un capitolo alla lunga storia del santuario e al legame che unisce Pyrgi al culto di Uni.




















