A quattro anni di distanza dal dramma, arriva la svolta giudiziaria per la morte di Leonardo Lamma, il diciannovenne rimasto ucciso il 7 aprile 2022 in un incidente in moto su Corso Francia, a Roma. Il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per quattro indagati: si tratta di due dirigenti di Roma Capitale e di due responsabili delle ditte incaricate della manutenzione stradale.
Il 19enne Leonardo Lamma morì per un avvallamento su Corso Francia: a processo due dirigenti capitolini e due responsabili del cantiere
Per tutti l’imputazione è di omicidio stradale in cooperazione colposa. Secondo la ricostruzione della Procura, il giovane stava viaggiando a una velocità di 75 km/h — superiore al limite consentito sul tratto — quando ha perso il controllo del mezzo a causa di un imperfetto dosso asfaltato, rimasto sulla carreggiata al termine di un cantiere. La moto è finita contro lo spartitraffico e il 19enne è morto sul colpo.
Le contestazioni
L’accusa contesta ai quattro indagati la mancata verifica dei lavori appena conclusi. Nello specifico, avrebbero autorizzato la rimozione delle transenne e la riapertura della strada nonostante la presenza di un «rappezzo provvisorio recante delle irregolarità», senza accertarsi che il manto stradale fosse stato ripristinato in sicurezza.
Il rinvio a giudizio segna la fine di un iter contorto, caratterizzato da tre richieste di archiviazione spazzate via dall’opposizione della famiglia e da un pronunciamento della Corte di Cassazione. La prima udienza del processo è stata fissata per il 10 marzo.
Il commento della famiglia
All’uscita dal Tribunale di Roma, i genitori del ragazzo, assistiti dall’avvocato Massimiliano Capuzi, hanno espresso sollievo per la decisione del giudice: «Ce l’abbiamo fatta, dopo quattro anni e mezzo il primo gradino lo abbiamo superato. È un primo passo verso la giustizia, ora potremo portare in dibattimento le nostre ragioni».




















