Coppia di usurai vantava rapporti con la criminalità organizzata a Montespaccato: “Se non hai i soldi mi paghi con il sesso”

Minacciavano le loro vittime vantando relazioni con le gang attive nella capitale, coppia di usurai smascherata dalla Squadra Mobile

Foto di archivio

Coppia di usurai Millantava rapporti con la criminalità organizzata e aveva messo in piedi un sistema di ricatti ed estorsioni nel quartiere romano di Montespaccato. Due usurai che minacciavano le loro vittime vantando rapporti con i clan più potenti della capitale e facevano leva anche su un sistema di prestazioni sessuali per ricattare le loro vittime sono stati identificati e posti sotto custodia cautelare dalla polizia di Stato.

Minacciavano le loro vittime vantando relazioni con le gang attive nella capitale, coppia di usurai smascherata dalla Squadra Mobile

I reati accompagnati da una sequenza di intimidazioni, minacce, estorsioni e prestiti a tassi illegali sono stati commessi nell’arco di due anni nel quartiere di Montespaccato e sono stati oggetto di una lunga indagine condotta dagli inquirenti della Squadra Mobile di Roma, coordinati dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica.

Tassi vertiginosi

Si trattava sistema di usura ben collaudato, capace di soffocare le vittime con tassi fino all’80 per cento e di fare leva sulla paura evocando i fantasmi della criminalità organizzata del quartiere Montespaccato. È il quadro inquietante ricostruito dagli agenti della Polizia di Stato.

Le misure adottate dal Gip

Un’indagine complessa che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due romani: in carcere è finito un uomo di quarant’anni, mentre per la sua complice, trentunenne, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Entrambi sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, del reato di usura aggravata.

Una rete criminale costruita nel tempo

Secondo quanto emerso dagli accertamenti degli investigatori, la rete usuraia si sarebbe mossa con spregiudicatezza per ben otto anni, dal 2017 al 2025.

Nel mirino dei due indagati sono finiti diversi titolari di esercizi commerciali della capitale, colti in momenti di profonda vulnerabilità economico-finanziaria. È in questa spaccatura di fragilità che si inseriva la coppia, offrendo prestiti a condizioni insostenibili, con tassi di interesse variabili tra il 20 e l’80 per cento. Per convincere le vittime a pagare e annientare ogni tentativo di ribellione, gli aguzzini facevano valere il proprio presunto “peso” criminale, millantando contatti e coperture con spietati creditori attivi nella zona di Montespaccato.

Modus operandi

Il modus operandi prevedeva una forte pressione psicologica, rafforzata da scadenze serrate. Gli indagati si presentavano come semplici intermediari per conto dei “boss” del quartiere, pretendendo la restituzione del capitale maggiorato di pesanti tassi maturati su base settimanale. Il denaro veniva incassato in contanti oppure attraverso ricariche periodiche su una carta prepagata. Quando qualcuno ritardava i versamenti, le richieste si trasformavano rapidamente in esplicite minacce di ritorsioni fisiche.

Un ruolo centrale nell’attività illecita lo giocavano anche le infiltrazioni dirette nelle attività economiche delle vittime. In un caso documentato, la donna si era fatta assumere come dipendente presso l’attività di uno dei sei commercianti stritolati dal debito, proprio su indicazione del complice, per monitorare da vicino gli incassi. L’uomo, a sua volta, era riuscito a farsi assumere come dipendente all’interno di un bar tabacchi. Proprio qui si è consumato l’episodio più grave: di fronte alle difficoltà economiche della titolare, incapace di sostenere i ritmi dei pagamenti imposti, l’usuraio le avrebbe proposto uno “sconto” sugli interessi in cambio di prestazioni e favori sessuali.

E’ opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, fermata, arrestata, indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.