Sgombero CasaPound Roma: Piantedosi riannuncia lo stop all’occupazione di via Napoleone III

Il palazzo occupato da CasaPound

Casapound dovrà essere sgomberato. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi torna ad annunciarlo. Per lo stop all’occupazione abusiva però non c’è ancora un data, ma solo una promessa.

Il ministro dell’Interno torna a puntare i riflettori sulla storica sede di CasaPound nella Capitale: “Va sgomberato”

«L’immobile è inserito nel piano degli interventi della Prefettura di Roma, assieme ad altre occupazioni», ha spiegato il titolare del Viminale in un’intervista a La Stampa, rivendicando la paternità di quella scelta: «Peraltro fui proprio io, da prefetto di Roma, a stabilirlo. Come è già accaduto per altre occupazioni storiche, anche quello stabile sarà restituito alla proprietà».

Il ritorno sul tema — già evocato al Meeting di Rimini all’indomani dello sgombero del Leoncavallo a Milano («Prima o poi arriverà il suo turno») — rimarca la linea della fermezza sul fronte degli spazi abusivi nella Capitale, sebbene l’intervento esecutivo continui a muoversi su un terreno minato da distinguo politici e tensioni interne all’esecutivo.

Il cortocircuito nella maggioranza: tra linea dura e ipotesi legalità

Le parole di Piantedosi ad agosto erano arrivate in parziale controtendenza rispetto alle posizioni espresse da altri esponenti di governo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva aperto a un possibile scenario alternativo, sostenendo che un provvedimento di forza non sarebbe indispensabile qualora il movimento accettasse di allinearsi a criteri di legalità.

Un’apertura che il titolare del Viminale aveva stempera ricordando come in passato «il Comune di Roma e altre città abbiano persino acquistato strutture per legalizzare alcune occupazioni», pur precisando che al momento lo stabile di via Napoleone III resta saldamente nella black list del ministero.

L’ipotesi di una regolarizzazione continua tuttavia a incontrare forti resistenze all’interno della stessa maggioranza — in particolare da parte di Fratelli d’Italia e Forza Italia — lasciando aperto il fronte dello scontro politico su come trattare le occupazioni “storiche” rispetto a quelle dell’area antagonista.

Dal 2003 al danno erariale: la storia dello stabile conteso

La permanenza di CasaPound nello stabile di via Napoleone III dura ormai da oltre vent’anni. Era il 27 dicembre 2003 quando un gruppo di militanti dell’allora nascente movimento di estrema destra occupò l’ex sede del Ministero dell’Istruzione, di proprietà del Demanio dello Stato.

Un palazzo di 60 vani e circa venti appartamenti trasformato in quartier generale politico e residenziale, diventato nel tempo il simbolo del cosiddetto «fascismo del terzo millennio». Nel corso degli anni, alle promesse e ai progetti di sgombero mai tradotti in realtà — dalle giunte comunali fino ai commissari straordinari come Francesco Paolo Tronca — si sono affiancati passaggi giudiziari di rilievo.

Le condanne penali. Nel 2023 il Tribunale di Roma ha condannato dieci militanti, inclusi i leader storici Gianluca Iannone e Simone Di Stefano, a 2 anni e 2 mesi di reclusione per occupazione abusiva aggravata, ordinando la restituzione dell’immobile.

Il conto milionario. A pesare sul piano amministrativo c’è la quantificazione del danno erariale operata dalla Corte dei Conti, che ha stimato in oltre 4,6 milioni di euro il passivo accumulato per il mancato utilizzo della struttura, puntando il dito contro la «pachidermica inerzia» di Demanio e ministeri competente.