Rapaci feriti e trovati da passanti nelle località di Velletri e Zagarolo sono stati salvati dai Guardiaparco dei Castelli Romani che hanno prestato loro le prime cure propedeutiche a trattamenti specializzati necessari per garantirne la guarigione e il loro reinserimento in natura.
Rapaci soccorsi dai passanti ricevono le prime indispensabili cure dai Guardiaparco dei Castelli Romani
Una grande sinergia tra cittadinanza e istituzioni ha permesso nei giorni scorsi il salvataggio di due splendidi esemplari di rapaci.
Le preziose segnalazioni dei residenti hanno fatto scattare tempestivamente la macchina dei soccorsi, consentendo ai Guardiaparco di prestare e prime cure agli animali in situazioni di gravi difficoltà.
Il primo intervento ha riguardato una civetta, rinvenuta svenuta e fortemente debilitata nella campagna di Velletri. Contemporaneamente, nei pressi di Zagarolo, è stato individuato un Falco pecchiaiolo che riportava una seria ferita a una zampa. Entrambi i volatili, visibilmente sofferenti, sono stati prontamente messi in sicurezza dal personale di vigilanza dell’area protetta.
Il trasferimento alla Lipu
Dopo le primissime misure prestate sul posto per stabilizzarne le condizioni, i due rapaci sono stati trasferiti d’urgenza presso il Centro Recupero Fauna Selvatica (CRFS) della Lipu di Roma. In questa struttura specializzata, gli esemplari seguiranno un mirato percorso di riabilitazione veterinaria con un unico chiaro obiettivo: ristabilirsi completamente per poter tornare presto a solcare cieli e boschi del loro habitat naturale.
Vigilanza partecipata
L’episodio conferma l’importanza fondamentale della vigilanza partecipata. Ogni anno sono infatti decine gli animali selvatici soccorsi nel Parco dei Castelli Romani, un risultato reso possibile dal lavoro di squadra costante tra la presenza capillare dei Guardiaparco e la preziosa attenzione di chi vive e custodisce il territorio.
Avifauna da proteggere
Nel vasto mosaico dell’avifauna europea, le due specie rappresentano in modo eccellente l’adattamento ecologico e la diversità di strategie di caccia tra la civetta (Athene noctua) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Pur condividendo il ruolo di predatori, questi uccelli presentano caratteristiche morfologiche e abitudini di vita radicalmente differenti, dominate dal ritmo delle loro giornate e dalle rispettive specializzazioni alimentari.
La civetta
La civetta, piccolo rapace notturno appartenente alla famiglia degli Strigidi, è un abitante discreto ma ben noto dei paesaggi rurali e antropizzati. Lunga appena venti centimetri, si distingue per la forma tondeggiante, il piumaggio bruno macchiettato di bianco e i grandi occhi gialli frontali che le conferiscono un’espressione vigile e penetrante. La sua vista e il suo udito prodigiosi le consentono di individuare minuscoli movimenti al buio.
A differenza di quanto si possa pensare, la civetta non disdegna l’attività crepuscolare e diurna: la sua dieta si compone principalmente di piccoli roditori, lucertole, anfibi e grandi insetti, catturati grazie a un volo silenzioso reso possibile dalla particolare struttura delle sue penne.
Il Falco pecchiaiolo
Il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) è un rapace diurno migratore di medie dimensioni appartenente alla famiglia degli Accipitridi. Pur assomigliando alla più comune poiana, presenta caratteristiche anatomiche e comportamentali del tutto uniche ha una lunghezza di circa 50–60 cm e un’apertura alare compresa tra i 115 e i 150 cm.
Si distingue dalla poiana per una testa più stretta e sporgente (simile a quella di un colombo) e per la coda più lunga, caratterizzata da un’ampia banda scura finale e due barre scure più sottili vicine alla base.
Molto variabile tra gli individui, va dal marrone scuro alle tonalità più chiare o picchiettate nella parte inferiore. I maschi adulti hanno spesso la testa di colore grigio-cenere e gli occhi gialli.
A dispetto della sua stazza da predatore, si ciba quasi esclusivamente di vespe, gialloni, calabroni e bombi, di cui va ghiotto soprattutto per quanto riguarda le larve e le pupe.
Scova i favi sotterranei e li dissotterra scavando il terreno con le zampe. All’occorrenza integra la dieta con altri insetti, piccoli anfibi, rettili o uova d’uccello.




















