Maxi multa dell’Authority dei trasporti. A quasi due anni di distanza da una delle giornate più critiche per il trasporto ferroviario nazionale l’Autorità di Regolazione (ART), l’ente di vigilanza operativo dal 2011 a Torino, ha inflitto una sanzione di 1,75 milioni di euro a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per il blocco della circolazione avvenuto il 2 ottobre 2024.
Maxi multa dell’Authority dei trasporti per il black out che paralizzò i collegamenti ferroviari attraverso il nodo ferroviario della capitale
L’ente di gestione dell’infrastruttura potrà impugnare il provvedimento al Tribunale Amministrativo Regionale di riferimento contestando le conclusioni dell’Authority che ha motivato il provvedimento dopo aver riscontrato “gravi negligenze nella prevenzione e nella gestione dell’emergenza” puntando l’indice contro una presunta catena di errori organizzativi e tecnici.
Un’Italia divisa in due: i numeri del disservizio
La circolazione ferroviaria rimase paralizzata fin dalle prime ore del mattino, trasformando la principale stazione della capitale in un immenso imbuto. Il bilancio finale tracciato dalla relazione dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, sintetizza perfettamente la portata del black out: 1.165 treni coinvolti tra convogli regionali, Alta Velocità e trasporto merci, con ben 69.267 minuti di ritardo accumulati complessivamente.
Nel dettaglio, la rete regionale registrò il coinvolgimento di 686 treni, con 360 soppressioni totali e 148 parziali. Non andò meglio all’Alta Velocità, con 277 treni coinvolti, 34 cancellazioni integrate da deviazioni di percorso e oltre 20 mila minuti di ritardo accumulati. Migliaia di passeggeri rimasero bloccati in stazione senza indicazioni contestuali sul da farsi.
La catena di errori: altro che “un semplice chiodo”
La ricostruzione dell’Autorità va oltre le spiegazioni inziali che spiegarono l’origine del guasto in un “chiodo” piantato erratamente da una ditta esterna su una linea di alimentazione. Sebbene il danneggiamento di un cavo si fosse effettivamente verificato all’1.30 nella notte precedente del 1° ottobre, l’istruttoria dell’Autorità ha alzato su una catena di falle strutturali molto più articolata.
Isolata la linea guasta, sottolineano i commissari, sarebbe dovuto scattare automaticamente il passaggio alla linea elettrica di riserva delle Ferrovie dello Stato. Un blocco permanente all’interno della cabina elettrica impedì lo scambio del flusso di energia elettrica lasciando la stazione priva di alimentazione.
A peggiorare la situazione, rileva l’istruttoria, vi furono anche le batterie di backup che si erano esaurite già alle 6.20 del mattino, spegnendo improvvisamente tutti gli apparati di gestione del traffico ferroviario. A questo si sarebbe aggiunta l’assenza di sistemi di allarme sulla centralina di bassa tensione.
Danni economici a consumatori e compagnie
Il costo del disservizio, oltre che sui viaggiatori, si è riversato sulle imprese di trasporto, a partire da Trenitalia e Italo, costrette a sostenere spese ingenti per rimborsi, bus sostitutivi, taxi e alberghi. Se la decisione dell’Autorità superasse il vaglio del ricorso in appello Rfi presterebbe un fianco debole ai ricorsi e alle richieste di risarcimento avanzate nei suoi confronti dalle imprese danneggiate.
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