Cocaina nascosta tra i medicinali: a 80 anni gestiva centrale di spaccio in casa 

Blitz in casa di un anziano insospettabile a Tor Sapienza: prima la consegna di alcune dosi, poi spunta la cassetta dei medicinali con il vero carico di cocaina

La periferia est di Roma si scopre teatro di una rete criminale complessa, dove l’ombra dello spaccio penetra perfino tra le mura domestiche coinvolgendo anziani insospettabili. Blitz fulminei della Polizia di Stato hanno portato a sei arresti tra Tor Sapienza, Quarticciolo e Alessandrino, smantellando canali di gestione familiare ed evasioni a catena.

Blitz in casa di un anziano insospettabile a Tor Sapienza: prima la consegna di alcune dosi, poi spunta la cassetta dei medicinali con il vero carico di cocaina

L’incursione della Polizia di Stato nel quartiere di Tor Sapienza, ha aperto uno squarcio dai contorni decisamente inquietanti sulla gestione dello spaccio nella periferia romana. Durante la perquisizione di un’abitazione, gli agenti si sono trovati di fronte a un uomo di 80 anni.

L’anziano, anziché apparire estraneo alle dinamiche criminali della zona, ha consegnato spontaneamente ai poliziotti una prima parte di sostanza stupefacente. Il vero deposito della droga però era ben nascosto. Gli investigatori hanno infatti rinvenuto una cassetta metallica blindata, chiusa a chiave, all’interno della quale erano stati posizionati due contenitori apparentemente destinati ai classici medicinali da banco.

Dentro quei flaconi di farmaci si celavano invece decine di involucri di cocaina pronta per la vendita. Il bilancio finale dell’ispezione domestica ha portato al sequestro complessivo di trentotto dosi per oltre quarantuno grammi di polvere bianca, contanti e bilancini.

La contabilità segreta e l’alleanza criminale tra padre e figlio

L’elemento forse più sconvolgente emerso durante le fasi investigative riguarda la meticolosa organizzazione contabile scoperta nell’appartamento dell’ottantenne. Tra il materiale per il peso e il confezionamento della droga, i poliziotti hanno recuperato diversi fogli manoscritti. Si trattava di veri e propri registri dove veniva annotata con precisione la contabilità della clientela, con cifre, crediti e appunti sui volumi d’affari realizzati.

Le indagini hanno rapidamente ricostruito che l’anziano non agiva da solo: l’intero traffico di stupefacenti veniva gestito in stretta sinergia e complicità con il figlio. Una volta rintracciato quest’ultimo, gli agenti hanno fatto scattare le amette per entrambi con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Un quadro familiare desolante che dimostra come l’attività illecita avesse trasformato un tetto domestico in una vera e propria centrale logistica del crimine.

Il presidio militare del Quarticciolo tra vedette e fuggitivi

Dall’intimo contesto familiare di Tor Sapienza, la mappa dello spaccio si sposta sul terreno di caccia al Quarticciolo, dove la droga viene venduta alla luce del sole sotto la protezione di una fitta rete di vedette. Gli interventi delle pattuglie hanno intercettato tre distinte cessioni e documentato l’aggressività delle piazze di spaccio. Un trentaquattrenne tunisino, trovato con dosi di crack, tentava la fuga prima di essere bloccato: a suo carico sono emersi un divieto di dimora a Roma e un ordine di espulsione disatteso.

Poco distante, un venticinquenne somalo nascondeva quattordici involucri di cocaina in un pacchetto di sigarette. A confermare il clima d’assedio del quartiere è stato l’arresto di un quarantunenne romano: nonostante le urla disperate lanciate dalle vedette in strada all’arrivo dei sistemi di controllo, l’uomo è stato colto e bloccato nell’atto di incassare i soldi della cessione appena conclusa.

L’intercettazione e la convalida dei fermi

A chiudere la catena di interventi nella periferia est è stato un controllo casuale ma provvidenziale in viale Alessandrino. Gli agenti delle Volanti hanno notato l’andatura fortemente sospetta e incerta di un’automobile con tre uomini a bordo.

Fermato il veicolo, i tre si sono mostrati del tutto sprovvisti di documenti di riconoscimento, spingendo i poliziotti ad accompagnarli in ufficio per accertamenti approfonditi tramite fotosegnalamento. Dagli schemi informatici è emerso che uno dei passeggeri era in realtà evaso dagli arresti domiciliari cui era sottoposto, facendo scattare un nuovo fermo immediato.

L’Autorità Giudiziaria ha successivamente convalidato tutti e sei gli arresti eseguiti dalla Polizia di Stato. Le indagini proseguono per accertare eventuali ramificazioni, fermo restando che per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.