Possibile svolta sull’esplosione della scorsa notte in via Marino Fasan a Ostia Ponente, che aveva fatto scattare l’immediata reazione e le indagini, da parte dei Carabinieri di Ostia. La deflagrazione sarebbe stato un atto doloso, con il piazzamento del piccolo ordigno come probabile avvertimento per dinamiche di piazza, che hanno portato all’arresto di due pregiudicati romani: due piccoli “boss” ritenuti figure di rilievo nello spaccio.
Ostia sotto la lente degli investigatori dopo l’esplosione in via Fasan: la caccia ai responsabili dell’ordigno spalanca le porte su un traffico nascente di crack occultato sugli alberi
Il violento boato che l’altra notte ha scosso i residenti di via Fasan non è passato come un semplice episodio di microcriminalità. La deflagrazione dell’ordigno, un potente petardo piazzato nel cuore del quartiere, ha subito orientato gli investigatori della Compagnia di Roma Ostia verso la pista dell’avvertimento incrociato tra fazioni criminali rivali.
Le modalità dell’attentato infatti, avevano suggerito fin da subito una precisa strategia intimidatoria, legata a possibili controversie emerse nella gestione dei traffici di stupefacenti, che saturano le piazze della zona.
L’immediato avvio delle attività d’indagine da parte del Nucleo Operativo e Radiomobile ha mirato a fare piena luce sul contesto in cui è maturato il gesto. I sospetti degli investigatori si sono concentrati su alcuni soggetti che occupano ruoli di spicco nel controllo dello spaccio di zona.
Un blitz scattato sull’ipotesi di un loro coinvolgimento diretto o indiretto nelle tensioni che hanno portato all’esplosione, con l’obiettivo di disarticolare i vertici locali per troncare sul nascere un’eventuale escalation di violenza per le strade di Ostia.
Il blitz a piazza Gasparri e le manette per due pregiudicati
La svolta investigativa è arrivata nel corso dei servizi di monitoraggio eseguiti a breve distanza dal luogo del botto. I Carabinieri della Sezione Operativa hanno sorpreso in piazza Lorenzo Gasparri due uomini romani di 46 e 49 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici.
Convinti di poter operare indisturbati e protetti dall’ombra del quartiere, i due stavano gestendo lo spaccio sulla piazza cedendo del crack a un cliente, fermato e segnalato alla Prefettura come consumatore.
I due indagati, considerati figure di rilevante caratura nelle dinamiche della vendita di stupefacenti della zona, sono stati immediatamente bloccati dai militari, in un intervento che ha impedito ai sospettati di disfarsi del denaro o di dare l’allarme, dando il via alle perquisizioni personali e alle verifiche approfondite su tutta la zona circostante, per ricostruire la mappa dei loro appoggi logistici e dei depositi della merce.
Il bunker della droga tra i rami e il sequestro
Ciò che è emerso durante le verifiche nelle aree adiacenti alla piazza di spaccio ha confermato la scaltrezza dei due arrestati nel tentare di eludere i controlli. I Carabinieri hanno infatti scoperto un singolare nascondiglio ricavato direttamente su un albero: proprio nascosti tra le fronde della vegetazione, i due avevano stipato trenta involucri di crack confezionati e pronti per la vendita.
Oltre alla sostanza nascosta sulle piante, le operazioni hanno consentito di recuperare ulteriori frammenti di crack, una modica quantità di hashish e del denaro contante, somma ritenuta il guadagno diretto dell’attività illecita svolta fino a quel momento. I due uomini sono stati tratti in arresto in attesa del rito direttissimo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre proseguono gli accertamenti coordinati dalla magistratura per verificare il loro reale ruolo nell’esplosione dell’ordigno di via Fasan.





















