C’è un dettaglio inquietante che trasforma una catena di furti seriali in un vero e proprio caso di studio sulla sicurezza: nessuna porta scassinata, nessun rumore e nessuna traccia lasciata a terra. Per mesi, decine di famiglie tra il litorale di Ostia e la periferia sud-est di Roma sono rientrate a casa trovando le stanze completamente a soqquadro, senza riuscire a capire come i ladri potessero essere entrati in casa. La risposta era nascosta, quasi ironicamente, proprio all’interno dei cruscotti delle loro automobili.
I Carabinieri sgominano una banda di ladri responsabile di decine di furti tra Ostia e Roma: usavano le chiavi rubate nelle auto per svaligiare le case delle vittime
A scoperchiare il meccanismo è stata un’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma e condotta dai Carabinieri della Stazione Alessandrina insieme al Nucleo Operativo della Compagnia Casilina. L’operazione ha portato all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti dei quattro presunti responsabili.
Chi sono i quattro fermati e il raggio d’azione da Ostia alla provincia
Al centro dell’operazione dell’Arma c’è un gruppo di quattro cittadini sudamericani, tutti senza fissa dimora sul territorio nazionale e già ampiamente noti alle forze dell’ordine per specifici precedenti di polizia. Si tratta di tre cittadini cileni di 23, 25 e 28 anni e di un cittadino peruviano di 34 anni. Secondo le risultanze investigative, i quattro agivano come una struttura criminale estremamente coesa, muovendosi in concorso con ruoli ben definiti per portare a termine i colpi e riciclare rapidamente la refurtiva.
Le prime tracce dei quattro indagati risalgono al febbraio scorso, quando i Carabinieri li hanno individuati a seguito dei controlli legati allo sgombero e al sequestro preventivo di un immobile occupato in via Eudo Giulioli, a Roma. Sentendosi braccati dalla presenza dell’Arma, i quattro hanno scelto di spostarsi fuori dai confini metropolitani, stabilendo la propria base logistica nel comune di San Cesareo. Da questo snodo strategico fuori città, il gruppo si muoveva poi agilmente verso la Capitale e soprattutto lungo l’area litoranea di Ostia per mettere a segno le loro scorribande.
La tecnica del “doppio stadio”: come svaligiavano le abitazioni
Gli investigatori hanno ricostruito un piano operativo collaudato e sistematico, capace di generare ben ventiquattro colpi accertati nel solo bimestre tra marzo e aprile, suddivisi in dieci furti in abitazione, tredici furti su autovettura e il furto di un veicolo. La banda non agiva mai all’impazzata, ma seguiva uno schema in tre fasi ben delineate.
Inizialmente, a bordo di un’auto presa a noleggio per non dare nell’occhio, il gruppo perlustrava i parcheggi pubblici.
Una volta individuata la vettura bersaglio ne infrangevano il finestrino, ma il vero obiettivo non erano gli oggetti di valore visibili sui sedili, bensì il mazzo di chiavi di casa e il libretto di circolazione lasciati all’interno. Leggendo l’indirizzo del proprietario sul documento, i malviventi ottenevano le coordinate esatte dell’abitazione. A quel punto, mentre la vittima era ancora al lavoro o a fare la spesa del tutto ignara che la propria macchina fosse stata violata, i ladri raggiungevano l’appartamento ed entravano direttamente con le chiavi originali senza sollevare alcun sospetto tra i vicini.
Il tesoro sequestrato: orologi di lusso, diamanti e munizioni
Il bilancio complessivo dell’operazione restituisce lo spaccato di un’organizzazione criminale estremamente redditizia, con un giro d’affari illecito stimato dagli inquirenti attorno ai 300.000 euro.
Nel corso delle perquisizioni eseguite a carico dei quattro fermati, i militari sono riusciti a recuperare un bottino immediato dal valore di circa 25.000 euro. Tra i beni sequestrati figurano tre diamanti di diversa caratura, quattro orologi di lusso (uno dei quali è risultato provenire da una rapina consumata nel 2023 in provincia di Monza e Brianza), diverse banconote in valuta estera, una ricetrasmittente usata per monitorare le frequenze e vari arnesi atti allo scasso. Particolarmente significativo è stato anche il ritrovamento di 77 proiettili calibro 40, elemento che testimonia la pericolosità del contesto in cui il gruppo si muoveva.
Gli arresti in flagranza e le decisioni del Giudice
Il cerchio attorno alla banda si è definitivamente chiuso a seguito di un riscontro sul campo avvenuto lo scorso 5 maggio. Durante un servizio di pedinamento, due dei quattro indagati sono stati sorpresi e arrestati in flagranza di reato mentre stavano portando a termine un furto su un’auto per poi tentare l’accesso nell’abitazione della vittima.
Successivamente, a coronamento dell’intera attività d’indagine, la Procura della Repubblica di Roma ha emesso il decreto di fermo nei confronti di tutti e quattro i componenti del gruppo. A seguito della convalida del provvedimento, il Tribunale di Roma ha disposto nei confronti degli indagati la misura dell’obbligo di firma.



















