Assalto in branco con lo spray e il coltello contro chi si intrometteva: smantellata banda degli scippi seriali

Una banda di senza fissa dimora che si muovevano come fantasmi pieni di alias, pronti a puntare le armi contro le forze dell'ordine per garantirsi la fuga

L’assalto improvviso, la fiammata acida dello spray urticante dritta negli occhi e poi lo strappo violento dei preziosi d’oro dal collo. Era questa la tecnica violenta e spregiudicata di una banda una banda di giovani maranza, che nel cuore della movida capitolina avevano seminato il terrore tra turisti e ragazzi.

Una banda di senza fissa dimora che si muovevano come fantasmi pieni di alias, pronti a puntare le armi contro le forze dell’ordine per garantirsi la fuga

Un metodo collaudato, violento e privo di scrupoli, studiato nei dettagli per azzerare ogni possibilità di reazione da parte della vittima di turno. A Roma, tra i vicoli affollati di Trastevere e le piazze simbolo del centro, muoversi al buio era diventato un azzardo per via di un gruppo di giovani maranza in caccia costante di gioielli da strappare.

La notte del 12 luglio, intorno alle 2,30, la trappola scatta in pieno centro, nella cornice di Piazza Trilussa. La vittima designata è un ragazzo romano di 21 anni, aggredito all’improvviso da tre ragazzi egiziani tra i venti e i ventuno anni.

Prima il getto urticante sparato a bruciapelo sul volto per accecarlo e paralizzarlo, poi lo strappo netto della collana d’oro con due crocifissi, per un valore di 2500 euro. Ma la spregiudicatezza del gruppo emerge subito dopo: quando un carabiniere fuori servizio tenta di intervenire per fermare la fuga di uno degli aggressori, quest’ultimo non esita a tirare fuori dei coltelli e a minacciarlo a mano armata pur di guadagnarsi una via di fuga nel buio.

Dalle turiste inglesi alle famiglie a spasso a Torre Argentina

La fame di bottini facili e la violenza dei blitz non si sono fermate a quell’episodio. Il raggio d’azione della banda spaziava nei punti nevralgici del turismo e della vita notturna della Capitale. Pochi giorni prima, il ventisei giugno, due giovani nordafricani avevano preso di mira un gruppo di turiste inglesi in Via di Torre Argentina, strappando loro dal collo le catenine d’oro prima di svanire nel nulla.

La stessa identica zona, diventa teatro di un’altra aggressione la notte del 16 luglio. Questa volta la preda è un giovane romano che sta camminando tranquillamente insieme ai propri familiari.

Il branco agisce in un attimo, senza preoccuparsi minimamente della presenza dei parenti: un colpo secco, lo strappo e la catena d’oro con ciondolo, del valore di 1800 euro, sparisce nelle tasche dei rapinatori. Un copione ripetuto a fotocopia che dipinge il ritratto di un gruppo aggressivo e perfettamente organizzato per colpire nei momenti di distrazione.

Fantasmi con mille identità traditi dagli oggetti persi nella fuga

A fermare la scia di rapine è stata un’articolata indagine condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, coordinati dalla Procura capitolina. Gli investigatori hanno ricostruito ogni movimento della banda incrociando i filmati delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private con le testimonianze raccolte sul posto.

A dare la svolta definitiva alle indagini è stato però un clamoroso errore dei rapinatori: durante la fuga concitata dopo un colpo, ai fuggitivi sono caduti a terra un telefono cellulare e una tessera sanitaria. Quei due dettagli si sono rivelati fatali, permettendo di risalire all’identità dei complici.

Il quadro emerso dagli accertamenti ha svelato la natura del gruppo: sei giovani senza fissa dimora, senza alcun lavoro, abituati a spostarsi in varie regioni d’Italia e a nascondersi dietro molteplici alias anagrafici per sfuggire ai controlli e coprire i propri precedenti penali. Per quattro di loro sono scattate le manette, mentre per gli altri due il Gip ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.