Zevi “Via le cabine dalle spiagge a fine stagione”. Labur: “In virtù di quale norma?”

Il confronto sul futuro del mare di Roma entra nel vivo: tra riqualificazione delle spiagge, concessioni balneari e dubbi sulle modalità di rimozione delle strutture

La spiaggia di Ostia nel giorno dei patroni Santi Pietro e Paolo - canaledieci

Il futuro delle spiagge di Roma torna al centro del dibattito politico e urbanistico dopo le dichiarazioni di Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, che ha indicato quattro punti considerati fondamentali per la gestione del litorale romano nel presente e negli anni futuri. Tra queste l’obbligo della rimozione delle cabine in legno a fine stagione.

Il confronto sul futuro del mare di Roma entra nel vivo: tra riqualificazione delle spiagge, concessioni balneari e dubbi sulle modalità di rimozione delle strutture

Al centro della discussione ci sono la stagione balneare 2026, le regole previste per il 2027 e il rapporto tra stabilimenti balneari, spiagge libere e accessibilità del mare.

Tobia Zevi esponente politico e amministratore di Roma Capitale, dal 2021 ricopre l’incarico di assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, con competenze anche su diversi aspetti legati alla gestione del patrimonio pubblico della città. Nel dibattito sul litorale romano ha assunto un ruolo centrale nelle politiche di riorganizzazione degli spazi pubblici sul mare, sostenendo un modello basato su maggiore apertura delle spiagge, trasparenza nella gestione e rispetto delle regole.

Secondo Zevi, il primo obiettivo è eliminare dagli arenili elementi considerati ostacoli alla libera fruizione del paesaggio. Tra questi vengono indicati ringhiere, cancelli in ferro, siepi e teli che impediscono la vista del mare.

Un altro punto riguarda l’applicazione completa, dalla prossima stagione, del Pua, il Piano di Utilizzazione degli Arenili, con l’obiettivo di modificare progressivamente l’organizzazione degli spazi.

La questione più discussa riguarda però le strutture presenti negli stabilimenti. Zevi ha dichiarato che, alla scadenza delle concessioni, dovranno essere smontati i manufatti di “facile rimozione”, come quelle realizzate in legno, ovvero le cabine.

Infine, l’assessore ha ribadito il divieto di preposizionamento di ombrelloni e lettini sulle spiagge libere attrezzate, pratica che sarà oggetto di ulteriori controlli.

LabUr chiede chiarimenti sulle norme

Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione di LabUr-Laboratorio Urbanistica, realtà che da anni segue i temi legati alla trasformazione urbana e al territorio del litorale romano.

L’associazione ha chiesto chiarimenti sulle basi normative delle indicazioni annunciate, ponendo in particolare l’attenzione sulla frase relativa alla rimozione delle cabine e delle strutture a fine stagione o alla scadenza delle concessioni.

Il punto sollevato da LabUr riguarda soprattutto la necessità di comprendere quale norma specifica disciplini la rimozione delle strutture esistenti, distinguendo tra strutture temporanee, opere autorizzate e manufatti collegati alle concessioni balneari.

Secondo il Laboratorio Urbanistica, il tema richiede regole certe e applicazioni uniformi, per evitare interpretazioni differenti e garantire trasparenza nei confronti di operatori e cittadini.

La situazione attuale sul litorale romano

A Roma il tema delle spiagge resta particolarmente delicato. Il litorale di Ostia e delle altre aree costiere della Capitale è interessato da un processo di riorganizzazione che coinvolge concessioni balneari, accessibilità del mare, qualità dei servizi e tutela del paesaggio.

L’amministrazione punta a un modello con meno barriere visive, maggiore fruibilità pubblica e una gestione più ordinata degli spazi. Allo stesso tempo, operatori e realtà territoriali chiedono chiarezza sulle procedure, sui tempi e sulle regole da applicare.

Il confronto sul futuro del mare di Roma resta quindi aperto: da una parte l’obiettivo di rendere il litorale più accessibile e trasparente, dall’altra la richiesta di norme precise per accompagnare la trasformazione senza creare incertezze.

Paula Filipe De Jesus di LabUr – Laboratorio Urbanistica interviene sulle dichiarazioni dell’assessore Tobia Zevi relative al futuro del litorale romano e alle regole per la gestione delle spiagge. Secondo la rappresentante dell’associazione, i punti indicati dall’assessore semplificherebbero questioni che, dal punto di vista giuridico e amministrativo, presentano una maggiore complessità.

LabUr sottolinea la necessità di procedere attraverso verifiche puntuali, distinguendo tra indirizzi politici e applicazione concreta delle norme.

1. Rimozione di cancelli, ringhiere e strutture: servono verifiche caso per caso

Sul primo punto relativo alla rimozione di cancelli, ringhiere, siepi, teli e altri elementi che impedirebbero la vista del mare, Paula Filipe De Jesus evidenzia che il tema non può essere affrontato soltanto sotto il profilo estetico.

Secondo LabUr, la questione principale riguarda la natura giuridica dei manufatti, ovvero verificare se siano autorizzati, chi ne sia il proprietario e quale amministrazione abbia effettivamente il potere di ordinarne la rimozione.

Molte opere, infatti, potrebbero essere state realizzate sulla base di titoli edilizi, autorizzazioni paesaggistiche o concessioni rilasciate nel tempo. Per questo motivo, secondo l’associazione, non sarebbe possibile procedere con una rimozione indiscriminata basata esclusivamente su un indirizzo politico o su una valutazione estetica.

LabUr richiama quindi la necessità di una istruttoria dettagliata per ogni singolo caso, evitando provvedimenti che potrebbero generare contenziosi amministrativi con conseguenze economiche sulle casse pubbliche.

2. I progetti dei bandi non possono essere applicati automaticamente

Sul secondo punto, relativo alla realizzazione dei progetti presentati nei bandi per il litorale romano, LabUr evidenzia un’altra criticità.

Secondo Paula Filipe De Jesus, il fatto che un progetto sia stato inserito in una procedura di gara non significa che possa essere realizzato automaticamente. Prima dell’esecuzione devono essere effettuate tutte le verifiche necessarie sotto il profilo urbanistico, edilizio, paesaggistico, demaniale e ambientale.

L’associazione sottolinea inoltre la necessità di eventuali passaggi del Pua attraverso la Conferenza dei Servizi, oltre alla definizione della corretta individuazione delle aree appartenenti al demanio marittimo.

Proprio su questo punto LabUr richiama le proprie osservazioni sulla necessità di chiarire la reale consistenza del bene demaniale, per evitare che interventi e trasformazioni vengano autorizzati sulla base di cartografie non coincidenti con quelle ministeriali.

3. Opere di facile e difficile rimozione: il quadro normativo è più articolato

Il terzo punto indicato da Zevi, secondo LabUr, sarebbe quello più delicato.

L’assessore ha affermato che alla scadenza delle concessioni le opere di facile rimozione dovrebbero essere eliminate, mentre quelle di difficile rimozione potrebbero essere acquisite dallo Stato.

Paula Filipe De Jesus sottolinea però che l’incameramento non è automatico e richiede specifici presupposti giuridici e procedurali.

Secondo LabUr è necessario distinguere tra diverse tipologie di manufatti: opere effettivamente demaniali, opere realizzate su aree successivamente sdemanializzate, strutture dotate di autonomi titoli edilizi e opere che, pur insistendo su aree demaniali, possono avere discipline differenti.

L’associazione richiama inoltre il fatto che la giurisprudenza ha più volte evidenziato come non sia sufficiente un richiamo generico all’articolo 49 del Codice della Navigazione per imporre demolizioni o acquisizioni, ma sia necessario valutare la natura giuridica di ogni singolo manufatto.

Il nodo del demanio marittimo

Nel suo intervento, Paula Filipe De Jesus aggiunge un ulteriore elemento: se il riferimento resta il Codice della Navigazione, il primo passaggio dovrebbe essere quello di accertare con certezza la reale natura demaniale delle aree interessate.

LabUr richiama infatti le sdemanializzazioni storiche di Ostia Ponente del 1923 e di Ostia Levante del 1933, già oggetto di documentazione e portate all’attenzione degli enti competenti.

Secondo l’associazione, tali aspetti non possono essere ignorati, perché il rischio sarebbe quello di avviare procedimenti amministrativi su presupposti giuridici ancora da chiarire.

“Serve legalità attraverso regole certe”

La posizione di LabUr è quindi che la gestione futura del litorale romano debba basarsi su istruttorie rigorose, chiarezza sulla delimitazione del demanio, rispetto delle competenze tra Stato e amministrazioni locali e applicazione uniforme delle norme.

Secondo Paula Filipe De Jesus, il rischio è quello di sostituire le incertezze del passato con nuovi contenziosi amministrativi e civili, senza affrontare definitivamente le criticità che riguardano il mare di Roma.

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