«Ragazzi, voglio fare sapere che oggi mi hanno fatto piangere tutte le lacrime che avevo». Inizia con questo sfogo straziante la testimonianza dell’ennesima vittima della truffa dei finti controlli di polizia a Torpignattara. Un dramma che non trova fine e che sta trasformando la fiducia nelle forze dell’ordine, in un incubo di cui diffidare.
La tecnica del canale telefonico occupato, l’angoscia di non poter chiamare aiuto e il dolore per i regali di nozze sottratti dai finti agenti
I fatti si sono consumati nelle ultime ore nel quartiere Torpignattara, lasciando dietro di sé una scia di dolore per la vittima derubata dei preziosi ricordi di una vita. Una dinamica che la donna ha descritto per filo e per segno affidando il suo sfogo ai social, e che si ripete purtroppo con puntuale e spietata regolarità proprio durante la stagione estiva, quando la città si svuota e moltissime persone anziane rimangono sole nelle proprie abitazioni, anche solo per brevi periodi in cui i familiari sono lontani per le vacanze.
Proprio questa condizione di isolamento temporaneo, è diventato ancora una volta il terreno fertile ideale per individui privi di scrupoli, pronti a colpire approfittando del momento di massima vulnerabilità della persona da colpire.
Una gabbia telefonica costruita per isolare la vittima
La tecnica utilizzata anche in questo specifico episodio non è un novità purtroppo. Tutto comincia con una telefonata a casa in cui l’interlocutore si spaccia per un appartenente alle forze dell’ordine, segnalando fantomatici problemi o verifiche di sicurezza urgenti da effettuare sui beni della famiglia.
Ed è in quel momento che viene messo in atto l’elemento più inquietante e cinico di questa strategia, che consiste nell’occupare costantemente la linea telefonica. I malviventi continuano a parlare senza sosta, incalzando la vittima e impedendole fisicamente di riagganciare o di digitare un altro numero per chiedere conferma a parenti o al vero numero unico di emergenza.
L’inganno alla porta e il furto della memoria
Così la donna, che in quel momento si trovava completamente sola in casa e impossibilitata a verificare quanto stesse accadendo, è stata progressivamente avvolta in una bolla di ansia e coercizione psicologica.
Poco dopo l’inizio della chiamata poi, si è presentato alla porta un complice inviato con la scusa di dover ritirare l’oro per eseguire un finto controllo formale. Con totale freddezza, il truffatore è riuscito a farsi consegnare tutti i beni preziosi presenti nell’abitazione, facendo sparire in pochi minuti i gioielli accumulati in un’intera esistenza, compresi i regali di nozze del marito con cui la signora è sposata dal 1972, oltre ai ricordi lasciati dai parenti che non ci sono più.
Un appello accorato per spezzare la catena della truffa
La vittima ha voluto condividere pubblicamente la sua storia per lanciare un grido d’allarme rivolto a tutto il quartiere e alla città intera, ribadendo che nessuno deve sentirsi del tutto al sicuro da questi raggiri così ben strutturati.
L’auspicio e l’invito pressante rivolto a tutti i cittadini del quadrante orientale di Roma è quello di non lasciarsi sopraffare dalla vergogna o dal timore, sporgendo immediata denuncia presso i comandi reali delle forze dell’ordine a ogni singolo episodio o tentativo sospetto.
Soltanto fornendo dettagli tempestivi e permettendo alle autorità di incrociare gli elementi raccolti, sarà possibile chiudere definitivamente il cerchio attorno a questa pericolosa banda di complici, prima che altre persone debbano piangere la perdita dei propri ricordi più cari.


















