Si sono gettati in acqua senza pensarci due volte per soccorrere un bagnante della vicina spiaggia libera. Un gesto abituale per chi dedica tutto il suo impegno alla sicurezza degli altri, ma che ha imposto una riflessione sui pericoli che centinaia di persone corrono ogni giorno frequentando un tratto di costa sprovvisto di presidi di assistenza.
Un trentenne salvato dai bagnini del Gambrinus. L’episodio riaccende il tema della mancanza di salvataggio sulla spiaggia libera
I fatti risalgono alla mattina di ieri, domenica 12 luglio. Il mare è tutt’altro che calmo ma in acqua ci sono comunque molte persone. Intorno alle 9:40, accade qualcosa: un ragazzo con un sup nota una persona in difficoltà al largo e richiama l’attenzione del personale del Gambrinus. Immediatamente uno dei due assistenti bagnanti in servizio si muove per raggiungere l’uomo, a nuoto.
Rapidamente raggiunge il bagnante, seguito dal cittadino con il sup. Alle sue spalle, un suo collega arriva con il pattino. In breve il nuotatore in difficoltà viene sistemato sulla tavola e messo in sicurezza. L’intervento si conclude nel migliore dei modi, con l’uomo – di circa 30 anni – che ripresosi dallo spavento e recuperate le energie, si allontana sulle sus gambe.
La carenza di vigilanza sulla spiaggia libera e i rischi correlati
L’esito positivo del singolo intervento non è sufficiente a eliminare il problema alla radice. Situazioni simili accadono di frequente, fanno sapere dal Gambrinus, perché nella vicina spiaggia SPQR, non c’è più il servizio di salvataggio. “Quando c’è mare grosso è un problema – spiega Giuliano Torbidoni, uno dei due assistenti bagnanti che hanno effettuato il salvataggio – Quella di ieri è stata una giornata complicata; non è la prima e non sarà l’ultima. Anche la spiaggia libera va vigilata. Proviamo a chiamare la Guardia Costiera ma non si risolve nulla“.
Parole che esprimono tutta la preoccupazione di chi ha fatto dell’attività di soccorso molto più di un mestiere. Il problema non è ovviamente la provenienza dei bagnanti ma la loro sicurezza. “Chiunque si trovi in acqua in condizioni di difficoltà viene assistito; parti sempre e comunque – sottolinea – ma poi c’è anche un problema di responsabilità che non può essere sottovalutato“.
L’esperienza degli assistenti bagnanti e la necessità di tutele
In mare, grazie all’impegno degli assistenti, nessuno viene lasciato solo, anche a costo di uno sforzo in più, come racconta Gianni Iobbi, che dopo una lunga carriera sulle spiagge è di supporto al Gambrinus: “Ho 31 anni di esperienza e qualche problema alla spalla – spiega – eppure ieri, quando è scattato l’allarme sono entrato in acqua col pattino“. Il modo migliore per ringraziare chi presta servizio per gli altri potrebbe essere metterli nelle condizioni di svolgere meglio il proprio lavoro. Nell’interesse di tutti.
Nella giornata di ieri, a Maccarese, i bagnini dello stabilimento Marina Piccola, sono stati chiamati a sei interventi di soccorso a causa delle condizioni del mare. Puoi leggere l’articolo cliccando su questo link.

















