Giudizio immediato e formale imputazione per il reato di femminicidio in danno della propria moglie, Federica Torzullo, aggravato dalla premeditazione e dal rapporto di coniugio, nonché per quelli di occultamento e vilipendio di cadavere.
Femminicidio Torzullo, ci si avvicina al processo, il procuratore Alberto Liguori chiede di passare subito al dibattimento
Il procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liuguori, ha chiesto al Gip di passare al dibattimento saltando l’udienza preliminare davanti al Gup. Una facoltà che il codice di procedura penale contempla, tra l’altro, quando le prove nei confronti dell’autore del reato sono evidenti.
Il quadro probatorio e indiziario che grava su Claudio Agostino Carlomagno, reo confesso, è completo nella sua agghiacciante consistenza.
La galleria degli orrori
Una galleria degli orrori iniziata il giorno della soppressione della donna, tra l’8 e il 9 gennaio scorsi, quando l’uomo decise di liberarsi della moglie ormai decisa a mettere fine al loro matrimonio progettando una nuova vita da separati.
Carlomagno sostiene di aver assassinato Federica in un moto d’impeto e per ragioni legate alla “perdita del figlio minore” per via della separazione, ma ha negato con forza di aver commesso un femminicidio, e cioè di aver eliminato la vittima in quanto donna e per un movente legato al genere di appartenenza per non essersi sottomessa agli stereotipi e ai ruoli imposti da una mentalità incentrata sul patriarcato. Una strategia comprensibile dato che il reato, di nuova introduzione nel codice penale, è punito con l’ergastolo.
L’occultamento di cadavere
Una linea di difesa confutata dalla pubblica accusa sulla base degli elementi raccolti dopo il ritrovamento del cadavere di Federica nella cava di rifiuti inerti nell’azienda del marito dove Carlomagno, con una ruspa, tentò di far sparire il corpo della vittima, in parte smembrandolo, per poi inscenare l’allontanamento della consorte dalla casa coniugale.
Secondo il Procuratore della Repubblica le responsabilità dell’imputato, in carcere da quando fu arrestato dai carabinieri, non lasciano spazio a dubbi. Si fondano sugli “esami svolti, a iniziare da quello autoptico, oltre che sulle consulenze forensi e biologiche raccolte durante la fase delle indagini preliminari”.
Il massacro si sarebbe consumato nel box doccia o forse nella camera armadio annessa a quella matrimoniale.
Carlomagno ha poi fornito elementi poco credibili per esempio quando sostiene di aver agito da solo in un arco temporale compreso tra le 6.40 e le 7.15 del mattino. Il che significa che sarebbe riuscito a eliminare, per giunta da solo, le tracce di sangue in un arco temporale di soli 40 minuti.
Tutti aspetti che saranno oggetto di accertamento durante il processo che si aprirà dinanzi alla Corte di Assise con rito immediato in caso di accoglimento della richiesta della Procura da parte del Gip.
Il suicidio dei genitori
La tragedia ebbe un’ulteriore drammatico epilogo quando i genitori di Carlomagno, Maria Messenio, di 65 anni (fino a qualche giorno prima assessora alla Sicurezza del comune di Anguillara da cui si dimise immediatamente dopo i fatti) e Pasquale di 69 anni, già sconvolti alla carneficina compiuta dal figlio, si tolsero la vita nel giardino della loro villetta di Anguillara sabato 24 gennaio.
In una lettera indirizzata all’altro figlio, Davide, la coppia spiegò di non riuscire a sopportare il peso di quanto accaduto e di non essere in grado di sopportare la violenta gogna mediatica e scatenatasi sui social nei loro confronti.
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