Una nuova speranza medica si accende per le donne colpite da tumore ovarico in stadio avanzato. Il Policlinico Gemelli di Roma sperimenta, come unico centro in Italia, un innovativo radio-farmaco somministrato direttamente nella cavità addominale. L’obiettivo è distruggere le cellule tumorali residue dopo la chirurgia, offrendo nuove prospettive terapeutiche.
Informazioni utili sulla terapia per il cancro all’ovaio sperimentale, avviata nel 2024 e gestita in collaborazione tra ginecologia oncologica, fisica sanitaria e medicina nucleare
Il nuovo protocollo sperimentale si rivolge a una categoria specifica di pazienti, che attualmente dispone di poche possibilità terapeutiche e rappresenta un gruppo a elevato bisogno clinico non soddisfatto.
Lo studio clinico include donne affette da carcinosi da tumore ovarico sieroso di alto grado, che si trova in stadio terzo o quarto. Le pazienti idonee presentano la caratteristica di non avere mutazioni dei geni Brca e mostrano un meccanismo cellulare di riparazione del Dna, chiamato ricombinazione omologa, che risulta funzionante e integro.
Sotto il profilo del percorso terapeutico poi, la sperimentazione riguarda donne che sono state sottoposte a un ciclo di chemioterapia neoadiuvante e che successivamente hanno affrontato l’intervento chirurgico di rimozione del tumore principale.
In cosa consiste la cura e come funziona il radio-farmaco
La terapia innovativa si basa sull’utilizzo di un radio-farmaco denominato Radspherin. Questo medicinale è composto da particolari particelle che contengono il radio 224, combinato con microparticelle di carbonato di calcio.
Il meccanismo d’azione del farmaco sfrutta il rilascio di radiazioni alfa ad alta energia e a bassa penetranza. Una specifica caratteristica fisica, che permette alle radiazioni di penetrare nei tessuti umani per appena qualche millimetro di profondità .
Di conseguenza, l’irradiazione si concentra esclusivamente a livello del peritoneo, che rappresenta il luogo dove possono annidarsi le micrometastasi dopo l’operazione. Questo approccio mirato permette di colpire in modo selettivo le cellule maligne limitando il danno agli altri organi e a livello dell’intero organismo.
Modalità di somministrazione e tempistiche della terapia
La procedura di cura prevede una modalità di somministrazione locale molto precisa. Il radio-farmaco viene introdotto direttamente all’interno della cavità addominale della paziente attraverso l’ausilio di un tubicino, definito catetere intraperitoneale.
Per quanto riguarda la frequenza del trattamento, il farmaco viene somministrato una sola volta e la procedura deve avvenire entro un intervallo di tempo compreso tra uno e tre giorni successivi all’intervento chirurgico di rimozione della massa tumorale. L’attivazione e la gestione di questo complesso trattamento richiedono una stretta collaborazione interna tra specialisti di diverse discipline del Policlinico Gemelli, tra cui figurano esperti di fisica sanitaria, medici nucleari e specialisti in radioterapia oncologica.
I dettagli dello studio clinico internazionale
La sperimentazione in corso fa parte di un trial clinico internazionale, promosso dalla compagnia norvegese Oncoinvent. Lo studio scientifico coinvolge complessivamente dieci centri specialistici distribuiti tra l’Europa, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America, con il Policlinico Gemelli nel ruolo di unica struttura partecipante sul territorio italiano.
La ricerca prevede il coinvolgimento di un totale di 102 pazienti. Queste donne vengono allocate in maniera randomizzata secondo uno schema di due a uno, il che significa che una parte riceverà il trattamento attivo con il radio-farmaco e un’altra parte riceverà il placebo. Entrambi i gruppi assumono comunque la terapia in associazione al normale trattamento chemioterapico.
Gli obiettivi clinici e la prevenzione delle recidive
Il traguardo principale dei ricercatori consiste nel verificare se l’aggiunta di questo nuovo trattamento sia in grado di prolungare il periodo di tempo libero da progressione della malattia.
Oltre a questo parametro, l’equipe medica valuterà la sopravvivenza complessiva delle pazienti, il controllo della patologia a livello del peritoneo, la sicurezza della terapia e la qualità della vita delle donne coinvolte. L’arruolamento dei soggetti è iniziato nel 2024 e la conclusione della fase di osservazione successiva è prevista per il 2029.
I primi dati clinici derivati da studi precedenti su pazienti con tumore ovarico recidivante sensibile al platino, hanno intanto mostrato segnali incoraggianti di efficacia e un profilo di sicurezza favorevole per la salute.




















