Pestaggio sulla metro, la testimonianza shock: presunta ladra picchiata dal branco di signore “perbene”

Giustizia sommaria su un convoglio della Metro B. Gruppo di donne assalta e malmena una ragazza da sola. "Scena orribile, picchiavano come tigri tra l'indifferenza generale"

Esterno della fermata Basilica si San Paolo - foto di archivio

Un viaggio di routine sulla Metro B trasformato in un incubo di violenza e giustizia sommaria. Ieri mattina, tra le stazioni di Basilica di San Paolo e Termini, passeggeri hanno assistito al brutale pestaggio di una presunta borseggiatrice da parte di un gruppo di donne. Un episodio shock che ridefinisce i confini della sicurezza sotterranea.

Giustizia sommaria contro una presunta ladra su un convoglio della Metro B. Gruppo di donne assalta e malmena una ragazza da sola. “Scena orribile, picchiavano come tigri tra l’indifferenza generale”

I fatti si sono consumati nella prima mattinata di ieri a bordo di un convoglio della linea B della metropolitana di Roma, in un clima di ordinaria quotidianità interrotto improvvisamente da una violenza inaudita.

Una testimone, che stava recandosi al lavoro, è salita sulla metro alla stazione Laurentina e ha subito notato la presenza di una giovane donna dall’aria circospetta. La ragazza si aggirava da sola tra i passeggeri, un dettaglio insolito per chi conosce le dinamiche della microcriminalità sotterranea che agisce con almeno la complicità di un’altra persone.

Fino alla fermata di Basilica di San Paolo, la situazione è rimasta apparentemente tranquilla, senza che si registrassero furti o tensioni. La calma è però svanita in pochi istanti subito dopo la ripartenza del treno, quando un gruppo di donne italiane appena salite sulla metropolitana, dall’aspetto assolutamente comune e insospettabile, ha preso di mira la giovane, dando inizio a una spirale di aggressione verbale e fisica che ha gettato il vagone nel panico.

La testimonianza shock e il branco delle signore “perbene”

Il racconto della passeggera presente nel vagone accanto descrive scene di una violenza primordiale e ingiustificabile, scattata senza che vi fosse alcuna certezza del reato:

“Sembrava un volto noto tra le borseggiatrici che generalmente frequentano la metropolitana – spiega la testimone – ma la cosa strana era che si trovasse completamente da sola, quando in genere sono almeno due ad agire in complicità”.

In men che non si dica, il gruppo di amiche ha accerchiato la ragazza, iniziando a inveire contro di lei e accusandola di averle derubate. Subito dopo gli insulti si è passati alle mani: le donne hanno strappato la borsa alla giovane per frugarvi all’interno alla ricerca di una presunta refurtiva, prima di dare il via a un vero e proprio pestaggio:

“Tra spinte e schiaffi davanti alla gente che non sapeva che fare di fronte a quelle tigri che sembravano, detto onestamente, più pericolose della ladra”, racconta ancora la passeggera.

Nemmeno l’appello disperato della vittima ha fermato la furia del gruppo: “La presunta borseggiatrice tentava di farle desistere dicendo che era incinta”.

L’Indifferenza dei passeggeri e il punto di non ritorno

Di fronte all’escalation di violenza, l’intera carrozza è rimasta paralizzata, divisa tra la paura e una preoccupante apatia sociale. La testimone ha provato a opporsi verbalmente all’aggressione, frenata però dall’evidente sproporzione fisica rispetto alle assalitrici: “Io sono una donna di meno di 50 kg e oltre a gridare loro di fermarsi non me la sono sentita di intervenire fisicamente”, confessa con amarezza, descrivendo l’impossibilità di gestire da sola quella foga.

Costretta a scendere per raggiungere il posto di lavoro, la donna ha allertato le persone presenti sulla banchina affinché chiamassero le forze dell’ordine, senza poter verificare l’esito finale della vicenda. Resta tuttavia lo shock per l’accaduto e per l’immobilità della folla:

“Sono rimasta scioccata dal livello di reazione di queste donne “perbene” e credo che siamo al punto di non ritorno perfino sul fronte di chi, intorno a questa scena orribile, non è intervenuto verbalmente né si è mosso di un millimetro per impedire quel pestaggio”.

Sicurezza e vigilanza: il nodo dei controlli a bordo

L’episodio riapre violentemente il dibattito sulla sicurezza all’interno dei trasporti pubblici capitolini, dove il fenomeno dei furti sembra ormai aver generato una pericolosa deriva di giustizia privata, talvolta percepita come una spaventosa normalità.

La percezione di impunità e l’esasperazione dei pendolari stanno cedendo il passo a reazioni violente che superano la legalità, trasformando i passeggeri in giudici e carnefici.

Secondo quanti frequentano quotidianamente la linea, l’attuale sistema di sicurezza non appare più in grado di arginare né i reati predatori né le rappresaglie dei cittadini. In tanti concordano sulla necessità di ripensare radicalmente la dislocazione del personale di custodia per garantire l’incolumità pubblica direttamente dove si consumano i rischi maggiori.

Come conclude la stessa testimone nel suo amaro sfogo: “Quanto avvenuto è ormai all’ordine del giorno, sia a livello di furti, sia a livello di giustizia privata, fisica e violenta che talvolta fa più paura di un furto. La vigilanza ormai dovrebbe trovarsi all’interno dei convogli e non solo alla fermate. Non basta più”.