L’avvistamento di un esemplare di “Colubro di Ibiza” lungo oltre un metro e mezzo sulle spiagge di Capocotta ha riacceso i riflettori sulla tutela dell’habitat del Litorale romano. Dopo i casi delle presenze aliene del granchio blu e del gambero rosso della Louisiana, in queste ore ha fatto la sua comparsa sul mare di Roma anche questo rettile, che pur non essendo velenoso o aggressivo per l’essere umano, rappresenta una serissima minaccia ecologica per l’equilibrio della fauna autoctona.
Il Colubro di quasi due metri, è stato notato dal bagnino dell’Oasi Naturista a Capocotta mentre nuotava vicino al bagnasciuga. Gli esperti rassicurano: non è un serpente velenoso per l’uomo
L’episodio si è verificato sul tratto di spiaggia libera di Capocotta gestito dall’Oasi Naturista. Durante il regolare turno di sorveglianza, il bagnino in servizio ha notato un movimento anomalo in acqua, a pochissima distanza dal bagnasciuga. Inizialmente l’operatore ha pensato potesse trattarsi di un pesce ferito in difficoltà che nuotava verso la riva.

Avvicinandosi per verificare, l’uomo si è reso conto che si trattava in realtà di un grosso rettile di circa due metri, identificato successivamente come un Colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis), popolarmente noto come colubro di Ibiza.
Nonostante lo stupore iniziale e la preoccupazione dei presenti, il personale di salvataggio ha gestito la situazione con estrema freddezza. Il serpente, che misurava circa un metro e mezzo di lunghezza, è stato monitorato senza subire alcuna violenza da parte del bagnino.
Il metodo di adattamento della specie
I frequenti avvistamenti di questo animale in prossimità del mare o direttamente in acqua, documentati anche da diversi video sui social network, non devono trarre in inganno. Il Colubre di Ibiza non è assolutamente una specie marina.
Il suo metodo di interazione con l’ambiente acquatico è legato esclusivamente alla necessità di trovare refrigerio e combattere le alte temperature stagionali. Essendo una specie aliena, introdotta accidentalmente in questo ecosistema, il vero rischio è biologico.
Questo predatore, infatti, colonizza rapidamente gli habitat costieri e le dune, entrando in diretta competizione con le specie locali e decimando la piccola fauna autoctona, come lucertole, piccoli mammiferi e nidiacei, alterando la catena alimentare della riserva naturale laziale.
La testimonianza dall’Oasi Naturista
A fare chiarezza sull’accaduto e a lanciare un messaggio di responsabilità è stata Veronica Ciotoli, esponente dell’Oasi Naturista di Capocotta. «Il nostro bagnino ha visto in acqua questa cosa che gli veniva incontro e ha pensato che fosse un pesce ferito, invece era un Colubre lungo circa un metro e mezzo, forse più», ha spiegato dettagliatamente la Ciotoli.
La responsabile ci ha tenuto a tranquillizzare l’opinione pubblica sulla gestione dell’animale: «Vogliamo rassicurare che non lo abbiamo ucciso. Noi ci accorgiamo di tutto e interveniamo, perché quando stiamo sul mare bisogna avere mille occhi».
La situazione del servizio di salvamento
La testimonianza di Veronica Ciotoli si è conclusa con una nota di profondo rammarico riguardo alle condizioni logistiche in cui gli operatori si trovano a lavorare sul litorale.
Nonostante le oggettive difficoltà burocratiche che colpiscono la struttura, l’organizzazione ha comunque voluto garantire la massima sicurezza dei bagnanti. Ciotoli ha infatti precisato che in quel tratto di spiaggia è stato logicamente disposto e mantenuto attivo il regolare servizio di salvamento per le emergenze, e questo nonostante la struttura del chiosco di riferimento si trovi ancora sottoposta a sequestro e rechi i sigilli delle autorità.


















