Le persone ebree LGBTQIA escluse dal Roma Pride 2026. Quella che doveva essere la celebrazione dell’inclusione, dei diritti civili e della libertà si è trasformata in un terreno di scontro frontale.
Bufera sul Roma Pride dopo il no alla presenza delle comunità ebree: “Noi censurate da un tribunale politico”. Giovedì il via ufficiale alla Croisette
Al centro della bufera c’è la decisione del comitato organizzatore di escludere dalla grande sfilata del prossimo 20 giugno Keshet Italia, l’associazione che rappresenta le persone ebraiche LGBTQIA+. Una scelta che ha scatenato una durissima reazione da parte della comunità ebraica e che rischia di spaccare profondamente il movimento.
L’atto d’accusa di Keshet Italia: “Un tribunale ideologico”
La replica di Keshet Italia è un siluro contro i vertici del Pride romano. Attraverso un comunicato dai toni durissimi, l’associazione accusa gli organizzatori di aver istituito un vero e proprio “esame politico” discriminatorio, applicando un intollerabile doppio standard.
“Ci accusano di non aver preso le distanze dal governo israeliano. È falso ed è un pericoloso doppio standard. Si chiede alle persone italiane ebree di prendere le distanze da un governo estero di cui non siamo responsabili. Siamo sempre alla richiesta all’ebreo di dissociarsi, pentirsi: “ebreo fai questo, ebreo fai quell’altro””.
Secondo Keshet, nessuna altra realtà presente alla manifestazione è stata sottoposta a un simile scrutinio identitario. L’associazione sottolinea come la propria posizione politica sia nota e invariata da oltre un anno, tanto che nella precedente edizione il portavoce del Roma Pride, Mario Colamarino, ne aveva difeso la presenza.
“Il Pride diventa un tribunale ideologico che caccia le minoranze e ha perso la sua anima. È nato come rivolta di tutte le soggettività oppresse, non come spazio che decide chi è degno di esserci”.
La ferma condanna dell’Ucei: “No ai test ideologici”
A stretto giro è arrivata anche la presa di posizione ufficiale dell’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane). L’istituzione ha espresso profonda contrarietà e preoccupazione, evidenziando come la decisione del comitato organizzatore mini le basi stesse del pluralismo democratico.
Secondo l’Ucei, pretendere patenti di legittimità o l’adesione preventiva a specifiche letture dei contesti geopolitici internazionali per poter sfilare significa tradire la storia del movimento LGBTQIA+. «Nessuno dovrebbe essere chiamato a superare un test ideologico per poter partecipare a uno spazio che nasce con l’obiettivo di includere. I Pride sono nati per includere, non per escludere», rimarca la nota delle comunità ebraiche.
Il festival va avanti tra le polemiche: al via la Pride Croisette

Mentre il dibattito politico infuria, la macchina organizzativa della manifestazione prosegue il suo corso. Giovedì 28 maggio, nella cornice delle Terme di Caracalla, si terrà il Gran Galà inaugurale della Pride Croisette, il villaggio culturale che quest’anno festeggia il suo decimo anniversario con un’edizione record di 24 giorni consecutivi e oltre 50 appuntamenti.
Alla serata d’apertura, che vedrà come ospite musicale l’artista Margherita Vicario, prenderà parte anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Una presenza istituzionale importante, che tuttavia rischia di essere parzialmente oscurata dal peso di una polemica che tocca il cuore dei diritti civili. Resta da capire se il comitato del Roma Pride deciderà di fare un passo indietro e riaprire le porte a Keshet Italia, o se la sfilata del 20 giugno si porterà dietro lo strappo doloroso di un’esclusione che molti considerano inaccettabile.


















