Elezioni comunali nel Lazio 2026: al voto 37 Comuni. Da Colleferro, Palombara a Zagarolo, tutte le sfide chiave

Elezioni comunali 2026: urne aperte domenica 24 e lunedì 25 maggio in 37 municipi del Lazio. dove si vota in provincia di Roma e i candidati

Elezioni comunali nel Lazio 2026, l’attesa è finita. Domenica 24 (dalle 7 alle 23) e lunedì 25 maggio (dalle 7 alle 15) i seggi si aprono in tutta Italia per il turno annuale delle elezioni amministrative.

Elezioni comunali 2026: urne aperte domenica 24 e lunedì 25 maggio in 37 municipi del Lazio. Dove si vota in provincia di Roma e i candidati

Un maxi-ballottaggio democratico che interessa ben 900 comuni italiani — tra cui 20 capoluoghi di provincia — ma che nel Lazio si preannuncia particolarmente caldo. Nella regione sono 37 i Comuni chiamati al rinnovo di sindaci e consigli comunali.

Di questi, la fetta più grossa spetta alla provincia di Roma con 17 amministrazioni al voto, sette delle quali con una popolazione superiore ai 15mila abitanti, dove lo spettro del ballottaggio (fissato per il 7 e 8 giugno) è dietro l’angolo: si tratta di Albano Laziale, Anguillara Sabazia, Ariccia, Colleferro, Genzano di Roma, Santa Marinella e Zagarolo.

Nelle altre province la mappa del voto si stringe: un solo comune a Latina (Fondi, con possibile ballottaggio), nove nel frusinate, tre nel viterbese (fari puntati su Civita Castellana) e sette nel rietino. Ma è nell’hinterland romano che si giocano le partite politiche più delicate e simboliche.

Colleferro, il dopo-Sanna e il centrodestra diviso

La sfida più attesa è senza dubbio quella di Colleferro, la cittadina più importante della Valle del Sacco, che si lascia alle spalle i dieci anni di sindacatura di Pierluigi Sanna. Nel 2015 Sanna firmò un piccolo miracolo politico per il centrosinistra, espugnando il comune contro i favori del pronostico e confermandosi nel 2020 con un plebiscitario 75,1% di consensi.

Oggi lo scenario cambia: Sanna si candida solo come consigliere a sostegno del delfino designato, l’assessore all’ambiente uscente Giulio Calamita. A supportarlo una coalizione larga che unisce Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e tre liste civiche.

Il centrodestra, invece, si presenta all’appuntamento profondamente spaccato, mancando l’accordo su un nome unitario. In pole position c’è Stefano Arcari (Fratelli d’Italia e civica Colleferro Protagonista), insidiato però da un grande ex: Mario Cacciotti, già sindaco in passato, sostenuto da Forza Italia.

Chiude il cerchio Luciano Caciolo per Noi Moderati. Una campagna elettorale tesa, accesa negli ultimi giorni dalle denunce di minacce subite proprio da Cacciotti, che hanno incassato l’immediata e unanime solidarietà di tutti gli sfidanti.

A Zagarolo torna il “remake” del 2020

Se a Colleferro si volta pagina, a Zagarolo sembra di assistere a un film già visto. La sfida per la poltrona di primo cittadino ripropone esattamente lo stesso schema di sei anni fa. Da una parte la sindaca uscente Emanuela Panzironi, intenzionata a difendere una tradizione che vede il centrosinistra alla guida della città da oltre trent’anni, forte dell’appoggio di sei liste (tra cui Pd e Avs).

Dall’altra, il centrodestra schiera nuovamente Marco Bonini (Fdi, Lega e Fi), uscito sconfitto al ballottaggio nel 2020, affiancato da Giovanni Luciani (Valle Martella Tricolore).

La vera novità politica rispetto al passato è la strategia: tra Bonini e Luciani c’è già un patto di ferro blindato. In caso di ballottaggio, chi rimarrà fuori sosterrà l’altro. L’obiettivo della destra è fare il pieno di voti nella popolosa frazione di Valle Martella per scardinare la storica egemonia progressista.

Palombara Sabina: duello all’ultimo voto

Non mancano le sfide dirette nei centri sotto i 15mila abitanti, dove la partita si chiuderà già lunedì pomeriggio senza appello.

È il caso di Palombara Sabina, dove si profila un secco testa a testa. A contendersi la fascia tricolore sono il sindaco uscente Alessandro Palombi — forte del suo doppio ruolo di amministratore locale e parlamentare di Fratelli d’Italia — alla guida della lista “Sabina Protagonista”, e la sfidante Viviana Rosati, che guida la civica d’opposizione “Uniti per cambiare”.

La mappa del voto nei piccoli centri del Lazio

Per i comuni inferiori ai 15mila abitanti il sistema elettorale non prevede il ballottaggio: viene eletto sindaco il candidato che ottiene anche un solo voto in più al primo turno.

Ecco dove si vota

In Provincia di Roma (10 comuni): Arcinazzo Romano, Camerata Nuova, Marano Equo, Montelanico, Palombara Sabina, Percile, Riofreddo, Roiate, San Gregorio da Sassola e Vicovaro, dove i risultati delle ultime elezioni sonon state annullate. 

Al voto in provincia di Roma anche 7 comuni con più di 15mila abitanti. Albano Laziale, Anguillara Sabazia, Ariccia, Colleferro, Genzano di Roma, Santa Marinella e Zagarolo.

Come si vota

Nei Comuni più piccoli, quelli con meno di 15mila abitanti, il sistema è molto lineare. Qui non esiste il voto disgiunto: questo significa che il candidato sindaco e la lista che lo sostiene sono un tutt’oggi. Che si sbarri il nome del sindaco, il simbolo della lista o entrambi, il voto andrà sempre a quella specifica coalizione. Per quanto riguarda i consiglieri comunali, l’elettore può esprimere una sola preferenza.

Nei Comuni maggiori, a partire dai 15mila abitanti, il meccanismo si fa invece più flessibile e articolato.

La differenza principale sta nella possibilità di effettuare il voto disgiunto: un cittadino può decidere di votare per un determinato candidato sindaco e, contemporaneamente, dare la propria preferenza a una lista di consiglieri che sostiene un sindaco diverso. Ovviamente resta valida anche la modalità classica, ovvero votare solo il sindaco, solo la lista (voto che si estende automaticamente al sindaco collegato), oppure entrambi.

Infine, per i consiglieri si possono esprimere fino a due preferenze, ma con un vincolo preciso: se si indicano due nomi, devono appartenere a un uomo e a una donna (la cosiddetta alternanza di genere), pena l’annullamento del secondo voto espresso.

Verso Roma 2027: via della Scrofa apre il dossier Campidoglio. Ipotesi Arianna Meloni

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Giorgia e Arianna Meloni

Non appena si saranno chiuse le urne di questa tornata, i riflettori si sposteranno immediatamente sulla Capitale. Manca infatti un anno esatto alle elezioni di Roma e a via della Scrofa i motori sono già caldi. Il presidente della Federazione romana di Fratelli d’Italia, Marco Perissa, ha convocato i vertici del partito e i parlamentari romani per iniziare a delineare identikit e strategie.

Dopo Palazzo Chigi, il sogno dei meloniani è il Campidoglio, ma la strada è in salita. Sebbene la scelta del nome spetti a FdI per via dei rapporti di forza interni, gli alleati premono: la Lega ha già provato a lanciare l’europarlamentare Antonio Maria Rinaldi, mossa finora congelata per evitare spaccature che favorirebbero il centrosinistra.

Tramontate le opzioni civiche “alla Michetti” (fuori dai giochi i nomi di Giovanni Malagò e Marco Mezzaroma), l’orientamento generale punta dritto su un profilo fortemente politico.

C’è chi tra i corridoi ipotizza persino una discesa in campo di Arianna Meloni, anche se l’attuale responsabile della segreteria nazionale sembra orientata verso ruoli di respiro parlamentare o governativo.