I Carabinieri del Comando di Piazza Venezia hanno individuato e denunciato quattro giovani accusati di far parte di una banda specializzata in rapine violente nel centro storico di Roma. Il gruppo criminale agganciava i passanti nei luoghi di massimo afflusso della Capitale, accecandoli con l’utilizzo di spray al peperoncino.
Nella banda specializzata nelle aggressioni con lo spray al peperoncino, quattro giovanissimi che miravano ad un bottino di smartphone
Le indagini condotte dai militari dell’Arma hanno permesso di accendere i riflettori su un quadrante particolarmente frequentato da turisti e residenti, diventato il raggio d’azione preferito della banda.
Le aggressioni, si concentravano a pochi passi dai monumenti simbolo di Roma, trovando il proprio fulcro operativo nell’area compresa tra Piazza Venezia e Piazza dell’Ara Coeli, proprio alle pendici del Campidoglio.
Questa porzione del centro cittadino, caratterizzata da un costante viavai e da numerosi passaggi pedonali, veniva studiata e sfruttata dai malviventi per confondersi tra la folla, attendere il momento propizio e individuare le prede più vulnerabili.
I luoghi scelti garantivano ai criminali una doppia utilità: una costante disponibilità di potenziali bersagli e repentine vie di fuga tra i vicoli storici circostanti subito dopo aver portato a termine l’azione delittuosa.
Il metodo dell’accerchiamento e dell’accecamento
Le dinamiche d’azione della banda rispondevano a uno schema tattico ben collaudato e finalizzato a eliminare qualsiasi possibilità di reazione o di difesa.
Una volta agganciata la vittima designata, i componenti del gruppo entravano in azione simultaneamente applicando la tecnica dell’accerchiamento. I complici si posizionavano in modo da ostruire i movimenti del malcapitato e impedirne la fuga.
A quel punto scattava la fase più violenta della rapina: uno dei membri utilizzava un flacone di spray al peperoncino, spruzzando la sostanza urticante direttamente sul volto del bersaglio.
Il forte dolore e il temporaneo accecamento causati dal gas stordente, a quel punto isolavano completamente la vittima dall’ambiente circostante. In quei pochi istanti di totale vulnerabilità, i rapinatori agivano indisturbati, frugando nelle tasche e nelle borse per sottrarre rapidamente telefoni cellulari, portafogli e oggetti di valore, per poi dileguarsi in pochi secondi.
L’ultimo blitz e le indagini tecnologiche
L’episodio chiave che ha accelerato la chiusura delle indagini si è verificato proprio in Piazza dell’Ara Coeli. In questa circostanza, la banda ha teso un’imboscata a un cittadino pakistano con il solito e collaudato copione: accerchiamento immediato, spruzzo accecante sul viso e furto fulmineo dello smartphone di ultima generazione.
La risposta dei Carabinieri si è basata su un’accurata combinazione di tecnologia e conoscenza del territorio. Gli investigatori hanno avviato una scrupolosa analisi dei filmati registrati dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona. Incrociando i fotogrammi dei volti con i database della banca dati e sottoponendo i sospettati a mirati riconoscimenti fotografici da parte delle vittime, i militari hanno raccolto prove inconfutabili.
Per i quattro giovani responsabili, tutti di età compresa tra i 18 e i 23 anni e già noti per precedenti specifici, è scattata la denuncia a piede libero per il reato di rapina aggravata in concorso.


















