Con l’operazione odierna che ha portato all’esecuzione di dieci ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. di Tivoli, i Carabinieri hanno segnato una svolta decisiva nell’inchiesta sui “pendolari del crimine”. Un irruzione nel covo criminale, ha finalmente blindato il network di truffe che, tra il 2022 e il 2023, aveva saccheggiato i risparmi degli anziani per oltre mezzo milione di euro.
Tutti i dettagli dell’indagine che ha rivelato video-prove delle truffe e dei bottini richieste dai capi, e minacce di arresto ai familiari delle vittime per estorcere denaro
L’indagine che ha portato agli arresti di questa mattina affonda le sue radici in un episodio apparentemente isolato avvenuto a Guidonia Montecelio nel giugno 2022. In quell’occasione, l’arresto in flagranza di una donna di 27 anni e di un uomo di 59 anni, ha fornito agli investigatori della Compagnia di Tivoli la chiave d’accesso all’intero sistema criminale.
Attraverso un’analisi tecnica meticolosa dei telefoni cellulari e delle schede SIM sequestrate ai due, i militari hanno ricostruito una fitta rete di contatti che portava direttamente a una sede operativa situata nel centro storico di Napoli.
Quello che sembrava un singolo raggiro si è rivelato essere la punta dell’iceberg di un’associazione per delinquere solida e gerarchicamente organizzata, composta da dieci soggetti di nazionalità italiana ora gravemente indiziati di truffa ed estorsione aggravata.
Il rigido controllo sulla riuscita delle truffe
L’organizzazione funzionava con una precisione quasi aziendale, dove i capi esercitavano un controllo assoluto sulla manovalanza impiegata sul territorio nazionale. Gli esecutori materiali, incaricati di recarsi fisicamente nelle case delle vittime per prelevare gioielli e contanti, erano obbligati a realizzare video che attestassero la riuscita del colpo e l’entità esatta del bottino prelevato.
Tale spregiudicatezza emergeva con forza dalle intercettazioni e dai materiali sequestrati nel covo napoletano, utilizzato come una vera e propria centrale telefonica.
I gestori del “call center” del crimine non si limitavano al semplice raggiro: se l’anziano mostrava esitazione, i toni diventavano minacciosi, prospettando conseguenze giudiziarie devastanti per i figli o i nipoti, agendo deliberatamente sulla vulnerabilità e sulla paura delle vittime.
Il modus operandi del finto incidente
Il sistema collaudato dalla banda prevedeva una fase di studio meticolosa per individuare anziani soli in casa, privi di parenti o conoscenti nelle vicinanze al momento della chiamata. I malviventi poi, si presentavano telefonicamente come appartenenti all’Arma dei Carabinieri o dipendenti dell’ufficio postale.
La messinscena era sempre la stessa: un parente stretto era stato arrestato in seguito a un grave incidente stradale e serviva un pagamento immediato per una fantomatica “cauzione”.

Pochi minuti dopo la telefonata, un incaricato si presentava alla porta per ritirare il denaro o i preziosi, sfruttando lo stato di shock della vittima. Questo metodo ha permesso al sodalizio di consumare ben 116 truffe tra febbraio 2022 e marzo 2023.
Il tesoro sottratto e il sequestro delle prove
Le indagini condotte dai Carabinieri hanno portato alla luce un volume d’affari impressionante, quantificato in un bottino complessivo di oltre 500.000 euro, colpendo vittime vulnerabili in diverse regioni d’Italia.
Il culmine dell’attività investigativa è stato il blitz all’interno del covo nel centro storico di Napoli, dove i vertici dell’organizzazione sono stati sorpresi dai militari mentre erano in piena attività operativa.
Sono stati inoltre sequestrati elenchi telefonici, numerosi smartphone, appunti contabili e documenti compromettenti, che, in un disperato tentativo di distruggere le prove, alcuni membri del gruppo stavano cercato di bruciare all’interno dell’appartamento.
I dieci indagati, che devono essere ritenuti presunti innocenti fino a condanna definitiva, restano a disposizione dell’autorità giudiziaria.



















