Presentato al Presidente della Repubblica il ricorso dei sindaci contro termovalorizzatore a Santa Palomba (VIDEO)

A Santa Palomba presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro il termovalorizzatore di Roma: forti contestazioni su iter, impatto ambientale e criticità del progetto

A Santa Palomba si intensifica la mobilitazione contro il progetto del termovalorizzatore della Capitale, l’impianto per il trattamento dei rifiuti indifferenziati promosso dal commissario straordinario Roberto Gualtieri. Una vicenda che continua a generare un acceso confronto tra istituzioni, territori e comitati locali.

A Santa Palomba presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro il termovalorizzatore di Roma: forti contestazioni su iter, impatto ambientale e criticità del progetto

Il fronte del dissenso si è concretizzato in un’azione formale: è stato infatti presentato un ricorso al Presidente della Repubblica, sostenuto dai sindaci dei comuni limitrofi e promosso dalla Federazione di Fratelli d’Italia della Provincia di Roma. L’iniziativa rientra nella campagna “No al Termovalorizzatore di Santa Palomba”, che da mesi contesta la realizzazione dell’impianto.

Ad aprire la conferenza è stato l’avvocato Rocco Sofi, responsabile del dipartimento Giustizia di Fratelli d’Italia Provincia di Roma, che ha dichiarato:
“Abbiamo depositato un ricorso perché riteniamo che l’iter presenti ancora gravi criticità e mancanze sotto il profilo amministrativo e ambientale. Il sito individuato non è adeguatamente valutato e permangono dubbi sostanziali sulla procedura seguita.”

È poi intervenuto Marco Silvestroni, presidente di Fratelli d’Italia Provincia di Roma, che ha sottolineato la posizione politica del partito sul progetto:
“Non siamo contrari alla chiusura del ciclo dei rifiuti, ma riteniamo che questo impianto sia stato calato sul territorio senza le necessarie garanzie. Servono trasparenza, condivisione e un’analisi reale dell’impatto ambientale.”

Successivamente ha preso la parola il sindaco di Pomezia, Veronica Felici, che ha espresso forte preoccupazione per le ricadute sul territorio:
“Le comunità locali devono essere coinvolte e ascoltate. Un’opera di questo tipo non può prescindere da un confronto reale con i territori interessati.”

A seguire è intervenuto il sindaco di Ariccia, Gianluca Staccoli, che ha ribadito la posizione critica:
“Serve maggiore chiarezza e un reale coinvolgimento dei territori. Non possiamo accettare decisioni che incidono profondamente sull’ambiente senza un confronto adeguato.”

Infine ha parlato il sindaco di Ardea, Maurizio Cremonini, che ha evidenziato le preoccupazioni del proprio territorio:
“Questo progetto rischia di avere un impatto importante su un’area già fortemente delicata. Chiediamo garanzie reali sulla tutela ambientale e sulla salute dei cittadini.”

Secondo le amministrazioni locali, il progetto presenta ancora numerose criticità tecniche e ambientali, soprattutto in relazione alla chiarezza dell’iter autorizzativo e alla valutazione complessiva dell’impatto sul territorio. Tra i punti contestati figurano la gestione delle risorse idriche, la logistica dei rifiuti e le distanze dalle aree sensibili.

Nel corso delle dichiarazioni raccolte emerge forte preoccupazione: “Il progetto appare ancora incompleto e poco trasparente, mancano risposte fondamentali su aspetti essenziali della sua realizzazione”.

Grande attenzione anche all’impatto ambientale del futuro impianto, previsto per una capacità di circa 600mila tonnellate annue di rifiuti. Sindaci e comitati evidenziano i possibili effetti sul territorio, in particolare per le aziende agricole locali, molte delle quali legate a produzioni certificate DOP, IGP e DOC, oltre che per il paesaggio rurale.

Un’ulteriore preoccupazione riguarda la tenuta economica del comparto agricolo: “Si rischia di compromettere un sistema produttivo di eccellenza e di alterare profondamente l’equilibrio ambientale dell’area”.

Nonostante le contestazioni, l’iter del progetto prosegue. L’Assemblea Capitolina ha infatti approvato l’acquisizione di un terreno di circa 2mila metri quadrati, individuato nell’area dell’ex alveo del fosso della Cancelliera, scelta però fortemente contestata dai comitati contrari all’impianto.

Da parte sua, AMA ribadisce la propria posizione tecnica, sostenendo che il sito non avrebbe più funzione idraulica e che il tracciato originario del fosso risulterebbe modificato e deviato.

La vicenda resta aperta, con uno scontro sempre più acceso tra istituzioni e territori e un futuro del progetto ancora tutto da definire.

Servizio Video di Francesco Ferraro