Alexandru, ergastolo al killer: giustizia per il 14enne ucciso a Pantano

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Alexandru e il luogo dell'omicidio del 14enne

Parola fine, almeno in primo grado, su una delle notti più buie della cronaca romana. Per l’omicidio di Alexandru Andreas Ivan, il 14enne ucciso a colpi di pistola nel parcheggio della stazione metro Pantano la notte del 13 gennaio 2024, i giudici non hanno avuto esitazioni: ergastolo per Dino Petrow, il 33enne romano che avrebbe premuto il grilletto, e 22 anni di reclusione per i tre complici che erano in auto con lui Massimo Komarov, Ringo Gurgevic e Corum Petrov.

Omicidio Alexandru Ivan: ergastolo al killer, 22 anni ai complici. Giustizia per il 14enne ucciso a Pantano

I quattro imputati sono stati condannati per omicidio volontario aggravato e porto abusivo di armi. Una sentenza che riconosce la ferocia di una “spedizione punitiva” nata dal nulla e finita nel sangue di un innocente.

Una lite banale, una scia di sangue

Tutto ha inizio dieci minuti dopo la mezzanotte di un sabato che doveva essere di festa. Alex ha appena festeggiato il compleanno della madre. È in auto con il nonno e il patrigno, Tiberiu Maciuca, diretti verso Aprilia. Si fermano a un bar di Borghesiana per quello che sembra un pit-stop di routine, ma è l’inizio della fine.

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Dino Petrow, condannato all’ergastolo per l’omicidio del 14enne Alexandru Ivan

Un’occhiata di troppo, una parola fuori posto tra Tiberiu e Dino Petrow. La tensione esplode: il patrigno di Alex scaraventa a terra il rivale, riceve una testata, volano insulti.

Nonostante le suppliche della madre — “Non andare, fermati” — Tiberiu non accetta l’affronto. Cerca il “chiarimento”, contatta i rivali tramite Messenger e fissa un appuntamento nel buio del parcheggio di Pantano, nel comune di Monte Compatri.

L’agguato: proiettili nel buio

Alle tre di notte, la famiglia di Alex è lì, nel piazzale deserto, a fare da scudo umano a una contesa assurda. Non è un duello, è un’esecuzione. Arrivano due auto. Dalla prima partono colpi, forse a salve, per seminare il panico. Dalla seconda, in corsa sulla Casilina, viene esplosa una raffica vera.

Dieci colpi sparati “a caso”, senza un bersaglio preciso ma con la volontà di uccidere chiunque si trovasse sulla traiettoria. Uno di questi proiettili centra Alex alla schiena, trapassandogli il cuore. Il 14enne crolla a terra davanti agli occhi dei parenti. Per lui, la corsa dei soccorsi è inutile.

La fuga e la cattura

La rete dei Carabinieri di Frascati si è chiusa attorno ai colpevoli in poco più di due settimane. Il primo a cedere è stato Corum Petrov, presentatosi ai militari con una versione giudicata immediatamente fantasiosa: “Ero lì per caso”. Le prove tecniche lo hanno smentito in poche ore.

Poi è toccato agli altri Dino Petrow, il killer, rintracciato a Treviso a casa di una zia; Ringo Gurgevic, fermato mentre camminava a piedi verso casa; e Massimo Komarov, l’ultimo a cadere il 30 gennaio, scovato in un appartamento alla Borghesiana. Ora la sentenza di primo grado.