Sequestro Arcobaleno Beach di Ostia, il gestore: “Nessun abuso, stabilimento immutato da 30 anni”

Parla il concessionario dell’Arcobaleano Beach sequestrato per abusi edilizi: “Mia madre acquisì dallo Stato lo stabilimento nel 1995 e da allora non abbiamo fatto modifiche strutturali”

Vedute dal satellite dell'Arcobaleno Beach di Ostia: a sinistra 2003, a destra 2025

Non ci stanno i concessionari dello stabilimento balneare Arcobaleno beach di Ostia ad essere accusati di abusivismo edilizio, una contestazione che ieri ha portato al sequestro e alla chiusura delle attività. Sostengono di aver acquisito dallo Stato l’impianto nel 1995 e di non aver effettuato alcuna variazione strutturale ma per la Procura le cose, evidentemente, non stanno così.

Parla il concessionario dell’Arcobaleano Beach sequestrato per abusi edilizi: “Mia madre acquisì dallo Stato lo stabilimento nel 1995 e da allora non abbiamo fatto modifiche strutturali”

La storia dello stabilimento Arcobaleno Beach è di quelle che per decenni ha dato lustro alla città. Realizzato nel 1936 su progetto del celebre architetto Luigi Moretti (stabilimento balneare Duilio oggi Capanno, ex Gil via Induno, Accademia di scherma Foro Italico ecc), quel lido assunse il nome di Stabilimento Italia e per lungo tempo costituì un’eccellenza nella Ostia di Ponente interfacciandosi a pochi metri di distanza con due altri edifici storici, la colonia di Vincenzo Fasolo e la Gil di Paolo Benadusi.

Lo stesso Moretti poco dopo il 1970, negli ultimi anni della sua vita, apportò modifiche al progetto originario.

La difesa dei concessionari

Nel 1995 la società concessionaria dello stabilimento Italia venne sciolta e il bene venne messo all’asta da parte della Capitaneria, allora responsabile dei beni demaniali. “Mia madre, che era una dipendente della polizia di Stato, dopo aver vinto una comparazione fatta dalla capitaneria di porto e successivamente la vincita al TAR e al Consiglio di Stato della stessa, ottenne da Capitaneria di Porto e Genio civile la consegna del bene con lo stato di fatto dei luoghi con annesso verbale e piantina” racconta il titolare della Arcobaleno Beach srl, Tiziano Tordella.

Mia madre – prosegue – alla consegna del bene non avrebbe mai potuto immaginare che era abusivo. Nell’atto di consegna c’era scritto all’art 1: Il bene è dello Stato e tutte le opere di difficile rimozione sono di proprietà dello Stato. Come avrebbe mai potuto sospettare che lo Stato le stava consegnando un bene abusivo privo di titolo edilizi?”.

La contestazione della Procura è proprio quella legata a occupazione abusiva del Demanio per assenza dei titoli edilizi. “Il bene dal 1995, dall’entrata in concessione di mia madre, ad oggi non ha avuto variazioni strutturali e solamente il 27 marzo 2026 il patrimonio ci ha notifica un Avvio del Procedimento per abuso edilizio in quanto agli atti non risulta documentazione edilizia risalente al 1974” sottolinea Tordella. “E va detto che lo stabilimento è stato messo all’asta dal Comune di Roma per ben due volte, nel 2020 e nel 2025, nello stato in cui si trovava – conclude il gestore – e abbiamo vinto entrambe le gare”.

Il risultato è che da ieri 58 dipendenti occupati nel bar, nella tabaccheria, nel ristorante, nella pizzeria, nel parrucchiere/centro estetico e nelle due attività stagionali di spiaggia e rooftop dell’Arcobaleno Beach, sono senza lavoro.

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 Le mappe di google

Per accertare se l’Arcobaleno Beach è stato oggetto di recenti abusi edilizi, abbiamo fatto una verifica che ha un valore limitato e piò considerarsi piuttosto un esercizio giornalistico. Abbiamo confrontato le immagini disponibili su Google Earth tra ieri e oggi. La prima veduta dal satellite piuttosto intellegibile risale al 18 aprile 2003 e, nella foto di copertina, è quella di sinistra. L’altra è stata scattata il 24 giugno 2025, a destra nella ricostruzione. Va considerata, nella prima foto, la parte in bianco e nella seconda la superficie corrispondente. Tra le due foto ci sono 22 anni di distanza.

Ebbene, da quello che si può vedere come superficie sfruttata, a nostro parere si nota che c’è stata una riduzione e non un aumento dei volumi. In particolare mancano nell’immagine più attuale la metà delle cabine della zona di ponente dello stabilimento.

La contestazione di Labur

Labur, Laboratorio di Urbanistica, contesta la narrazione fatta dai concessionari dell’Arcobaleno Beach. “Il fatto che alcune strutture storiche siano presenti da decenni non è in discussione – evidenziano dal Laboratorio – Il punto però non è la memoria personale, ma gli atti. Su quello stabilimento esiste un contenzioso arrivato fino al Consiglio di Stato nel 2025, dove emergono superfici ben diverse da quelle originariamente in concessione (circa 190 mq contro oltre 450 mq rilevati). Questo significa che nel tempo qualcosa è cambiato, al di là dei ricordi individuali. Poi è chiaro: ci sono opere storiche e opere successive. Ed è proprio questo che oggi viene contestato”.

Dal contenzioso – specificano da Labur – sono emersi due dati chiave: 190 mq era la superficie originariamente in concessione (rilevata nel 2009) e circa 454 mq quella rilevata e contestata già nel 2015. La differenza è di 264 mq di maggiorazione. Non è un dettaglio. È più del doppio. E infatti il giudizio si è chiuso con esito sfavorevole e condanna alle spese di quasi 60.000 euro. Quindi il tema delle superfici e delle opere non nasce oggi e soprattutto rende difficile sostenere che lo stato dei luoghi sia rimasto invariato dal 1995”.

Resta l’interrogativo su come, una volta rilevati possibili abusi, il Campidoglio abbia messo a gara per ben due volte, nel 2020 e nel 2025, una concessione gravata da queste limitazioni di natura urbanistica e penale. Chi è che tra uffici tecnici, polizia locale e Risorse Per Roma (società che nel 2024 ha redatto lo stato di consistenza degli stabilimenti balneari di Ostia), non si è accorto di quelle superfici eventualmente maggiorate?