Ci sono angoli di Roma dove il tempo sembra essersi fermato. Uno di questi si trova nel rione Campo Marzio, tra vicoli suggestivi e scorci intrisi di storia. Proprio qui, in vicolo della Campana, sorge La Campana, il ristorante più antico della Capitale, attivo dal lontano 1518.
Nel cuore di Campo Marzio, dietro al Pantheon, un luogo dove cinque secoli di storia si intrecciano con la tradizione culinaria romana più autentica
Ci sono angoli di Roma dove il tempo sembra essersi fermato. Uno di questi si trova nel rione Campo Marzio, tra vicoli suggestivi e scorci intrisi di storia. Proprio qui, in vicolo della Campana, sorge La Campana, il ristorante più antico della Capitale, attivo dal lontano 1518.
Varcare la soglia significa intraprendere un vero e proprio viaggio nel tempo: all’ingresso si viene accolti dal banco degli antipasti, ricco di verdure e pesce fresco, mentre gli arredi evocano un passato lontano, quando il locale era anche stazione di posta e locanda, con carrozze trainate da cavalli pronte a ripartire.
La Campana non è solo un ristorante, ma un pezzo di storia romana. Nei secoli è stata frequentata da artisti e letterati del calibro di Goethe, Stendhal e probabilmente anche Caravaggio, che abitava nei dintorni ed era noto per frequentare le osterie della zona.
Alla fine dell’Ottocento arrivò da Leonessa, in provincia di Rieti, la famiglia di ristoratori che ancora oggi gestisce il locale. Oggi si è giunti alla sesta generazione, rappresentata da Alice Trancassini.
Tra tovaglie bianche, stampe d’epoca e camerieri in divisa, La Campana continua a proporre una cucina che è memoria viva della tradizione romana.
“La Campana è proprio famiglia e cerchiamo di portare anche a tavola piatti che ricordano appunto la famiglia. Come può essere piatti storici come la minestra di pasta e broccoli con arzilla che non si vedono più ma che fanno parte della cultura romana e che quindi dovrebbero rimanere tali” – racconta Alice Trancassini.
Piatti come puntarelle, risotto ai fiori di zucca fritti e altre ricette ormai rare sono ancora protagonisti del menù, testimoni di una cucina che resiste al tempo.
Tra i simboli della tradizione c’è anche la manualità degli artigiani della cucina. Come nel caso della preparazione dei carciofi, eseguita con abilità e velocità:“Io ci metto tredici secondi e al giorno ne faccio intorno ai duecentocinquanta”.
Un sapere tramandato, fatto di esperienza e precisione, che contribuisce a mantenere viva l’identità del locale.
La storia della Campana è stata ricostruita anche attraverso documenti d’archivio:“Abbiamo trovato, a partire dall’inizio del millecinquecento, le citazioni originali in Archivio di Stato nei faldoni rilegati in pergamena. L’Osteria della Campana a piazza Nicosia che pagava le tasse viarie”.
Un passato certificato, che affonda le radici nella Roma rinascimentale e arriva fino ai giorni nostri senza perdere autenticità.
La Campana rappresenta oggi un santuario del mangiar bene, un luogo dove storia, gusto e tradizione convivono armoniosamente. Sedersi a tavola qui significa vivere un’esperienza che va oltre il cibo: è un ritorno alle origini, alla Roma più vera e senza tempo.
Servizio Video di Lino Lombardi

















