Si è rifiutata di chiamarlo con il suo nome, negando davanti a tutta la classe allo studente transgender la sua identità di genere. “Resterai sempre una ragazza, come dice il registro“, gli avrebbe detto la prof. Per questo una docente del Liceo Aristofane di Roma è finita al centro di un esposto presentato dalla Flc Cgil, accusata di aver offeso e umiliato l’alunno.
Negata l’identità di genere in aula a uno studente transgender. La prof avrebbe rifiutato il nome scelto. La Cgil solleva il caso del liceo Aristofane
Un atto di “aperta discriminazione” che ha trasformato l’aula in un tribunale delle identità, portando il caso dai corridoi della scuola ai tavoli della Regione Lazio.

Il caso è esploso dopo la denuncia della Flc Cgil Roma Est, che ha raccolto la testimonianza del ragazzo e della sua famiglia. Al centro della contestazione non c’è solo una parola mancata, ma un presunto atteggiamento di ostilità reiterata: la professoressa avrebbe ignorato deliberatamente il percorso di transizione dello studente, calpestandone la dignità personale.
“La scuola deve essere un luogo di crescita, un faro nella tutela dei diritti – sottolinea il sindacato – non uno spazio dove si consumano simili umiliazioni“.

“È compito della dirigenza scolastica – ha aggiunto il sindacato – garantire la tutela dei diritti delle studentesse e degli studenti in transizione, assicurando un ambiente sereno e rispettoso, nel quale siano pienamente riconosciute dignità, identità e privacy, evitando qualsiasi forma di misgendering”.
“Il comportamento della docente contribuisce invece ad alimentare un clima di esclusione e discriminazione, in aperta contraddizione con i principi di uguaglianza e rispetto che la scuola è chiamata a promuovere”, continua la denuncia.
“Come dice la sentenza n 221/2015 della Corte di Cassazione “Il diritto all’identità di genere è elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona”, si aggiunge ancora.
La proposta
Da qui la proposta: “Riteniamo infine fondamentale che anche presso il Liceo Aristofane venga introdotta la carriera alias, strumento ormai adottato in numerose istituzioni scolastiche e universitarie, che consente di riconoscere formalmente il nome di elezione delle persone in transizione, tutelandone dignità e benessere nel percorso formativo”.
La Regione convoca i vertici della scuola
La reazione politica è stata immediata. Eleonora Mattia, consigliera regionale del Pd, ha chiesto l’audizione urgente in Commissione Istruzione auspicando di far finire sotto la lente non solo la docente, ma l’intera gestione della vicenda da parte dell’istituto. Ha chiesto di ascoltare il dirigente scolastico del Liceo Aristofane, i vertici dell’Ufficio Scolastico Regionale e i rappresentanti della Rete degli Studenti Medi.
Battaglia sulla carriera alias
“Un episodio gravissimo, lesivo dei diritti civili”, attacca Mattia, che punta il dito contro il vuoto normativo e le resistenze ideologiche che ancora ostacolano l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva e della carriera alias nelle scuole laziali.
Mentre le associazioni studentesche annunciano mobilitazioni, il Liceo Aristofane si trova ora a dover gestire una crisi che mette in discussione la tenuta del patto educativo tra docenti e alunni.


















