Dall’8 febbraio scorso, la vita di Franco Giannetti e sua moglie Catia si è fermata. Il loro unico figlio Alessandro Giannetti, di 32 anni, è svanito nel nulla dopo una serata di lavoro a Tivoli. La sua auto è stata ripescata nell’Aniene, ma di lui non c’è traccia. Tra l’ipotesi di un tragico incidente e il sospetto di una messinscena alimentato da dettagli inquietanti — come un paraurti intatto apparso dal nulla — la famiglia lancia un nuovo, straziante appello a Chi l’ha Visto?: “Siamo morti dentro, chiunque abbia visto qualcosa parli”.
Nuovo appello dei genitori di Alessandro Giannetti a Chi l’ha visto?: “Chi sa parli, anche in forma anonima”. Tante le incongruenze che tormentano la famiglia del 32enne
Le ricerche sono scattate immediatamente, ma per dieci giorni il silenzio è stato rotto solo dal maltempo. Solo il 18 febbraio, grazie a un’operazione complessa che ha richiesto l’abbassamento del livello della diga per permettere ai sommozzatori e ai mezzi dei Vigili del Fuoco di operare, la sua Volkswagen Lupo grigia è stata individuata nel fiume Aniene, all’altezza di Ponte Lucano. L’auto era distrutta, i vetri infranti e l’abitacolo invaso dal fango. Ma era vuota. Alessandro non era lì, né è stato trovato nelle immediate vicinanze del relitto.
Le incongruenze: un incidente senza frenate
Secondo la prima ricostruzione, Alessandro avrebbe perso il controllo della vettura scendendo da Tivoli, urtando uno spartitraffico e un albero prima di precipitare nella scarpata, proprio in un punto di Ponte Lucano privo di protezioni. Tuttavia, il padre Franco solleva dubbi pesanti: sull’asfalto non sono stati rinvenuti segni di frenata. Perché Alessandro non ha tentato di fermare la corsa?
Ma soprattutto, perché si trovava lì? Ponte Lucano è nella direzione opposta rispetto alla strada che avrebbe dovuto percorrere per tornare a casa. Un dettaglio confermato anche da una giovane collega, la quale ha sottolineato come Alessandro, insolitamente, quella sera non le abbia offerto un passaggio nonostante abitasse a soli 200 metri dal luogo del presunto schianto.
Il giallo del paraurti “immacolato”
C’è un elemento che più di tutti tormenta i genitori e fa sospettare una possibile messinscena: il ritrovamento del paraurti posteriore con la targa ancora attaccata. Il pezzo è stato trovato da un passante solo il mercoledì successivo alla scomparsa.
“Noi siamo andati a cercare la macchina dappertutto per tre giorni e non c’era nulla”, spiegano i genitori. Il testimone che ha rinvenuto l’oggetto ha confermato che nei giorni precedenti quel pezzo non si trovava in quel punto. Inoltre, il paraurti è stato descritto come privo di graffi significativi, un fatto quasi impossibile se si considera che l’auto si sarebbe ribaltata in una scarpata prima di finire nel fiume. È stato posizionato lì successivamente per depistare le indagini?
La disperazione di Franco e Catia
“Siamo morti dentro. Ci sentiamo svuotati”, ha dichiarato la madre Catia durante la puntata di ieri sera, 15 aprile. Mostrando la camera di Alessandro, la donna ha descritto un ragazzo meticoloso, che teneva alle sue cose e che non avrebbe mai abbandonato la sua vita senza motivo.
Franco, il padre, ha invece rivolto un appello diretto a chiunque possa aver assistito a qualche movimento sospetto quella notte sulla Tiburtina: “Se qualcuno lo ha visto ma non vuole parlare, mandasse in forma anonima un messaggio a noi o alla Polizia. Più di questo non possiamo chiedere”.
15 aprile 2026: droni e nuove tecnologie per mappare il fiume
Proprio ieri, in coincidenza con il nuovo appello televisivo, è partita una nuova fase delle ricerche coordinata dalla Prefettura di Roma. Sei piloti specializzati del Comitato Scientifico Ricerche Scomparsi hanno iniziato a scandagliare il corso dell’Aniene con l’ausilio di droni ad alta precisione. Il piano d’azione è diviso in tre settori: il primo a Ponte Lucano (punto dell’impatto), il secondo all’altezza di Guidonia, e il terzo nell’area urbana di Roma, vicino a Ponte Mammolo, dove la corrente rallenta e il fiume potrebbe aver depositato ciò che ha trascinato per chilometri.
Una verità ancora sommersa
Le speranze di ritrovare Alessandro in vita sono ridotte al minimo, ma la famiglia esige risposte. L’utilizzo dei droni rappresenta l’ennesimo tentativo di chiudere un caso che presenta troppi punti d’ombra. Se Alessandro non è nell’auto e non è nel fiume, dove è finito?
Il sospetto che la tragedia sia solo l’epilogo di qualcosa di diverso e più oscuro continua a aleggiare sopra le acque torbide dell’Aniene, mentre Tivoli resta col fiato sospeso in attesa di un segnale dai voli tecnologici che mappano la corrente.




















