Undici anni e sei mesi di reclusione per aver ucciso due ragazze, ricordate ora come le turiste belghe. È questa la sentenza emessa oggi, 14 aprile, dai giudici della X sezione collegiale del Tribunale di Roma nei confronti di Francesco Moretti, il 53enne responsabile della morte di Wibe Bijls e Jessy Dewildeman travolte e uccise la sera dell’8 ottobre 2022 su un tratto urbano della A24, all’altezza dello svincolo di Tor Vergata.
Le due turiste belghe erano state travolte mentre soccorrevano degli automobilisti. Il pm: “L’auto è arrivata come un proiettile e lui era strafatto”
Il pm Stefano Opilio aveva chiesto una condanna a 14 anni. “Quello che colpisce in questa vicenda è la profonda distanza fra le condotte delle ragazze che si fermano e scendano ad aiutare una persona rimasta bloccata fra le lamiere dopo un incidente e la condotta dell’imputato che in totale incoscienza si mette alla guida, investe le due ragazze, le uccide e scappa via“, ha sottolineato il pm nella requisitoria.
“Un incidente – ha aggiunto – provocato dalla totale assenza di lucidità del guidatore, la parola ‘strafatto’ rende l’idea di come stava l’imputato. Dagli esami tossicologici è emerso che l’imputato aveva assunto tutti i tipi di droga, cocaina, oppiacei e lui stesso ha detto di aver fumato una ‘canna’ prima di guidare.
L’auto di Moretti è arrivata come un proiettile e dopo l’incidente non si è fermato e si è dato alla fuga”.
Jessy (24 anni) e Wibe (25 anni) erano arrivate nella Capitale dal Belgio solo il giorno prima del dramma.
Quella sera, vedendo un incidente stradale (un tamponamento tra altre vetture), avevano deciso di accostare per prestare soccorso. Un gesto di generosità che si è rivelato fatale: mentre si trovavano sulla carreggiata, la Smart guidata da Moretti le ha centrate in pieno, uccidendole sul colpo.
L’uomo non si fermò. Dopo l’impatto abbandonò l’auto poco distante e fuggì, riuscendo a tornare a casa grazie a un passaggio fortuito, prima di essere rintracciato e arrestato dagli agenti della Polizia Stradale di Roma Est.
Le aggravanti: droga e patente sospesa

Il quadro probatorio delineato è apparso sin da subito pesantissimo. Moretti è stato condannato per duplice omicidio stradale, con le aggravanti della fuga e omissione di soccorso; guida in stato di alterazione: i test tossicologici hanno confermato l’assunzione di un mix di cocaina e oppiacei; e l’irregolarità amministrativa: l’imputato guidava con la patente sospesa da oltre dieci anni.
Nonostante il tentativo della difesa di accedere al rito abbreviato (che avrebbe permesso uno sconto di un terzo della pena), la richiesta era stata respinta dal Gup Angela Gerardi. Il processo si è quindi concluso oggi con il rito ordinario.
Il dolore di Menen e la gravidanza
La notizia della condanna è stata accolta con estrema commozione a Menen, la cittadina belga di cui erano originarie le vittime. Jessy lavorava come cameriera, mentre Wibe era una chef di talento.
A rendere ancora più straziante il ricordo di quella notte è il dettaglio emerso durante le indagini: Wibe Bijls era incinta. Un dolore immenso per le famiglie, che si sono costituite parti civili, e che oggi hanno ottenuto un primo riconoscimento di giustizia, sebbene nessuna sentenza possa restituire la vita alle due amiche.
L’avvocato di parte civile: sentenza storica
“E’ una condanna storica, una delle più pesanti dall’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale – ha sottolineato l’avvocato Domenico Musicco, legale di parte civile delle famiglie delle due vittime e presidente dell’associazione Vittime incidenti stradali Onlus – Con la sentenza è stata riconosciuta la colpa piena dell’investitore.
“Non c’è stato pentimento: a distanza di anni non ha mostrato di essersi pentito e di voler chiedere scusa alle famiglie, fino all’ultimo ha tentato di sfuggire alle sue responsabilità negando addirittura di aver investito le ragazze o comunque dando la colpa a altri, ad altre vetture che non c’erano di fatto”.
Con la sentenza di condanna a 11 anni e mezzo i giudici della X sezione del tribunale di Roma hanno disposto per l’imputato anche tre anni di libertà vigilata. “Una pena pesante, sono soddisfatto”, ha aggiunto il penalista.


















