Omicidio Cerciello Rega: condanna definitiva per Natale Hjorth. L’americano lascia Fregene e torna in carcere

L’addio a Fregene e il ritorno in cella per Natale Hjorth: l'americano lascia la villa della nonna e torna in carcere

Hjorth e Cerciello Rega

Si chiude definitivamente l’ultimo capitolo giudiziario dell’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nel luglio 2019 con 11 coltellate. I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni per Gabriel Christian Natale Hjorth, il giovane americano accusato di concorso anomalo nel delitto.

L’addio a Fregene e il ritorno in cella per Natale Hjorth: l’americano lascia la villa della nonna e torna in carcere

Con la sentenza definitiva, per Hjorth si riaprono le porte del carcere. Il ragazzo, che fino a ieri scontava la pena in regime di arresti domiciliari a Fregene, presso l’abitazione della nonna italiana, è stato prelevato dai carabinieri del Nucleo Investigativo per l’esecuzione dell’ordine di carcerazione.

Si conclude così una parabola giudiziaria segnata da continui ricalcoli della pena. Se in primo grado entrambi gli imputati erano stati condannati all’ergastolo, i successivi gradi di giudizio hanno visto un drastico ridimensionamento delle responsabilità. Il complice di Hjorth, Finnegan Lee Elder — esecutore materiale dell’aggressione — era già stato condannato in via definitiva a 15 anni e 2 mesi.

La strategia della difesa: cade l’aggravante

La riduzione della pena per Hjorth è legata a un punto chiave della strategia difensiva, accolto dai giudici. L’avvocato Francesco Petrelli, che assiste il giovane insieme al collega Fabio Alonzi, ha espresso soddisfazione per il riconoscimento del concorso anomalo e per l’esclusione dell’aggravante relativa alla consapevolezza che la vittima fosse un militare.

Secondo la difesa, Hjorth — che all’epoca aveva appena 18 anni — pur sapendo che l’amico Elder era armato, non avrebbe potuto prevedere la “reazione di rabbia a corto circuito” che ha portato all’accoltellamento. Un cambio di prospettiva radicale rispetto alle prime motivazioni, dove si sosteneva che i due fossero “consci della situazione di illiceità” e pronti a tutto pur di sovrastare le forze dell’ordine.

Il dolore della vedova

Una verità processuale che non lenisce il dolore della famiglia Cerciello Rega. Rosa Maria Esilio, vedova del militare, aveva già commentato con amarezza le precedenti riduzioni di pena, dichiarando che tali decisioni «non hanno fatto altro che aggiungere altro dolore alla sofferenza per la morte violenta di mio marito».

La ricostruzione: quella notte a Prati

I fatti risalgono alla notte tra il 25 e il 26 luglio 2019. I due americani, in vacanza nella Capitale, subirono una truffa durante un tentativo di acquisto di droga a Trastevere. Per ritorsione, rubarono lo zaino dell’intermediario del pusher.

All’appuntamento per la restituzione dello zaino (il cosiddetto “cavallo di ritorno”), nel quartiere Prati, si presentarono i carabinieri Cerciello Rega e Andrea Varriale, in borghese e disarmati. Lì scattò la furia di Elder: undici coltellate che non lasciarono scampo al vicebrigadiere. Un delitto che, dopo sette anni e complessi passaggi tra Appello e Cassazione, trova oggi la sua parola “fine” dal punto di vista legale.