Il “trenino giallo” non può morire così: l’appello di Legambiente e dei residenti

Via Casilina paralizzata dopo lo stop al trenino giallo: commercianti e cittadini pronti alla mobilità. "Riaprire subito in attesa dei cantieri"

Il trenino giallo. Foto da AdnKronos

Trenino giallo da troppe settimane fermo. C’è un vuoto pneumatico che corre lungo la via Casilina, e non è solo una questione di binari deserti. Da quando, lo scorso 4 marzo, due convogli si sono scontrati portando alla sospensione del servizio, lo storico “tranvetto giallo” — quello scartamento ridotto che dal 1917 sferraglia tra Termini e Centocelle — è diventato un fantasma.

Via Casilina paralizzata dopo lo stop al trenino giallo: commercianti e cittadini pronti alla mobilità. “Riaprire subito in attesa dei cantieri”

Un’assenza che sta mettendo in ginocchio Torpignattara e i quartieri limitrofi, lasciando migliaia di pendolari in un limbo fatto di autobus lumaca e stazioni della Metro C troppo distanti.

L’affondo di Legambiente

Sulla questione è intervenuta duramente Legambiente Lazio. Il timore è che il “fine corsa” anticipato diventi definitivo prima del tempo. “Chiediamo con forza che il servizio ferroviario venga riattivato e mantenuto in esercizio fino all’effettivo inizio dei lavori per la nuova linea”, dichiara Amedeo Trolese, responsabile mobilità dell’associazione.

Il nodo è tecnico e burocratico: dopo l’incidente, l’Ansfisa (l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria) avrebbe imposto prescrizioni severissime sul tratto a binario compenetrato. Costo dell’adeguamento? Circa 10 milioni di euro. Una cifra che, a pochi anni dal restyling profondo previsto per la futura linea Termini-Tor Vergata, rischia di essere vista come un ostacolo insormontabile, condannando il trenino a restare in deposito.

Torpignattara isolata: “Siamo orfani”

Ma il territorio non ci sta. La linea 105, pur potenziata del 30%, resta intrappolata nel traffico della Casilina, rendendo i tempi di percorrenza imprevedibili. La Metro C, dal canto suo, non copre il cuore di Torpignattara, lasciando scoperta una fetta densamente popolata della città.

 

I commercianti si stanno lamentando, una parte del quartiere è letteralmente tagliata fuori”, spiega Andrea Tortorelli del blog Odissea Quotidiana, che ha lanciato una petizione popolare indirizzata al sindaco Gualtieri e all’assessore Patanè. Non è solo nostalgia per quel mezzo pittoresco che ricorda il tram 28 di Lisbona: è una necessità vitale per l’economia locale.

Un pezzo di storia a rischio

Per i romani, il trenino giallo è un’istituzione al pari della movida del Pigneto o del Mausoleo di Sant’Elena. Passa radente ai muri delle case, sferraglia sotto gli archi dell’acquedotto e racconta un secolo di storia urbana.

Il progetto della nuova G-Light (la metrotranvia Termini-Tor Vergata) prevede la chiusura definitiva del vecchio tracciato per giugno, ma la gara per i cantieri è ancora lontana. La richiesta dei cittadini è semplice: non spegnete i motori adesso. Roma non può permettersi di perdere un pezzo di mobilità — e di identità — in cambio di un cantiere che ancora non c’è.