L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma si conferma un polo d’eccellenza internazionale grazie all’applicazione sistematica dell’embolizzazione del fibroma uterino (UFE), una procedura di radiologia interventistica che rappresenta la nuova frontiera nel trattamento dei tumori muscolari benigni dell’utero. Questa tecnica mini-invasiva permette di preservare l’integrità fisica e l’organo della paziente, garantendo una risoluzione dei sintomi debilitanti e un recupero post-operatorio straordinariamente rapido rispetto alla chirurgia tradizionale.
Niente tagli addominali né anestesia generale: ecco come il fibroma uterino viene “disattivato” garantendo un rapido ritorno alla quotidianità
I fibromi uterini, noti anche come miomi, sono neoformazioni benigne del tessuto muscolare liscio dell’utero che colpiscono una percentuale elevatissima di donne in età fertile. Sebbene non abbiano natura maligna, la loro presenza può trasformarsi in un calvario quotidiano, compromettendo gravemente la salute psicofisica.
Le pazienti affette da fibromatosi sintomatica lamentano spesso cicli mestruali emorragici che portano ad anemie croniche, dolori addominali acuti, senso di peso pelvico e compressione degli organi adiacenti. Questa condizione si traduce nella necessità di urinare con frequenza eccessiva, stipsi ostinata e, purtroppo, dolore durante i rapporti sessuali o serie difficoltà nel concepimento e nel portare a termine una gravidanza. Di fronte a questo scenario, l’approccio del Sant’Andrea offre una via d’uscita che non passa necessariamente per la sala operaria tradizionale.
Il cuore della tecnica: l’embolizzazione selettiva
L’intervento di embolizzazione del fibroma uterino si basa su un principio di ingegneria vascolare estremamente raffinato. Il professor Michele Rossi, direttore della Radiologia Interventistica presso l’Aou Sant’Andrea, chiarisce che l’obiettivo primario è l’occlusione mirata dei vasi sanguigni che nutrono il mioma.
Attraverso una piccola puntura a livello dell’arteria femorale o radiale, il radiologo interventista introduce un micro-catetere che viene guidato sotto controllo radioscopico fino alle arterie uterine. Una volta posizionato, vengono iniettate particelle microscopiche biocompatibili che agiscono come “tappi”, interrompendo il flusso ematico diretto alla massa tumorale.
Privato del nutrimento e dell’ossigeno, il fibroma subisce un processo di ischemia controllata che ne causa la progressiva riduzione volumetrica, arrivando a perdere fino al 70% della sua massa originale e trasformandosi in un tessuto cicatriziale inerte.
La gestione del dolore e della paziente
Un aspetto cruciale che differenzia l’eccellenza del Sant’Andrea è la gestione del decorso immediato. Immediatamente dopo l’interruzione del flusso sanguigno al mioma, la paziente avverte l’insorgenza di un dolore pelvico, naturale conseguenza dell’ischemia del tessuto.
Questo picco doloroso viene però gestito con protocolli anestesiologici avanzati. Il professor Rossi sottolinea come il dolore venga costantemente contrastato per circa dodici ore attraverso infusioni endovenose controllate o mediante l’uso di un cateterino peridurale inserito preventivamente.
Questa sinergia tra radiologo interventista e anestesista permette alla paziente di superare la fase critica in totale sicurezza e comfort, trasformando un potenziale disagio in un passaggio gestibile e protetto all’interno della struttura ospedaliera.
I vantaggi clinici e la preservazione dell’integrità
I benefici dell’embolizzazione rispetto all’isterectomia o alla miomectomia sono tangibili e supportati dai dati. La conservazione dell’utero è il vantaggio principale: l’organo non viene rimosso né inciso, preservando l’identità anatomica della donna e aprendo prospettive diverse per chi desidera una futura gravidanza.
Essendo una tecnica mini-invasiva, non restano cicatrici addominali visibili, riducendo a zero l’impatto estetico e i rischi legati alle grandi incisioni chirurgiche. Inoltre, la procedura ha una durata media di soli 40 minuti e si esegue in anestesia locale, evitando le complicanze tipiche dell’anestesia generale.
Risultati a lungo termine e ripresa della quotidianità
L’efficacia terapeutica dell’UFE presso l’Aou Sant’Andrea è testimoniata da tassi di successo clinico estremamente elevati. Secondo le statistiche cliniche, circa il 90-95% delle pazienti trattate sperimenta una risoluzione completa o un miglioramento netto della sintomatologia emorragica e dolorosa. La degenza ospedaliera è ridotta al minimo: la paziente trascorre una sola notte in osservazione e viene solitamente dimessa il mattino seguente.
Il ritorno alle normali attività lavorative e sociali avviene nell’arco di appena due o tre giorni, contro le settimane necessarie per i decorsi post-chirurgici classici. Questo approccio non solo ottimizza le risorse ospedaliere, ma restituisce immediatamente la donna alla propria vita, libera dai condizionamenti imposti dalla patologia.


















