Tenta l’ingresso in Italia a Fiumicino con tre minori e viene arrestata dalla polizia di frontiera con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Tenta l’ingresso in Italia a Fiumicino con tre minori e viene arrestata dalla polizia di frontiera nell’aeroporto romano
I fatti si sono verificati all’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci quando una donna, originaria della Guinea e atterrata nello scalo romano a bordo di un volo proveniente da Conakry, capitale dello stato africano, via Casablanca in Marocco è stata scoperta con documenti e visti contraffatti al posto di controllo per l’ingresso nel territorio nazionale.
La donna era in compagnia di tre giovani tutti di sesso maschile di 16, 13 e 7 anni di età ma durante le verifiche da parte della polizia di frontiere sono emerse irregolarità sui visti Schengen apparentemente rilasciati dall’Ambasciata di Spagna a Dakar ed applicati nei passaporti dei minori, ma la cui fattura e modalità di compilazione appariva differente rispetto agli standard originali.
Un castello di bugie crollato sotto il peso dei controlli di frontiera e la testimonianza di un adolescente. Quello che doveva sembrare un normale viaggio familiare verso il cuore dell’Europa si è così rivelato essere, agli occhi degli inquirenti, un lucroso e spregiudicato caso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il miraggio dei documenti
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, ha svelato un sistema di “trasferimento” complesso e stratificato. Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre minori avrebbero iniziato il loro viaggio da Conakry sotto falsa identità: a bordo del primo volo erano stati registrati come cittadini comunitari, esibendo carte d’identità belghe rivelatesi poi contraffatte o appartenenti a terzi.
Di questi documenti, tuttavia, si è persa ogni traccia durante lo scalo tecnico a Casablanca. Gli investigatori ipotizzano che i documenti siano stati distrutti o occultati prima dell’imbarco per l’Italia, nel tentativo di ripulire le prove del transito irregolare prima di affrontare i più severi controlli nell’area Schengen.
La rete dei “passeur” e il ruolo dei genitori
A incastrare la donna è stata la discordanza tra le versioni fornite. Mentre lei tentava di giustificarsi millantando un regolare documento di affido -mai prodotto né rintracciato nei sistemi della compagnia aerea- il più grande dei tre ha iniziato di parlare. Grazie al supporto di un mediatore culturale della Prefettura di Roma, il ragazzo ha ammesso come il tredicenne fosse realmente suo fratello ma di non conoscere il bambino più piccolo incontrato solo pochi istanti prima della partenza.
Un viaggio pianificato, con ogni probabilità, dalle famiglie in Guinea, che avrebbero affidato i propri figli alla donna dietro il pagamento di ingenti somme. Un sospetto alimentato dal ritrovamento, nel bagaglio dell’indagata, di oltre 9.500 euro in contanti. Di fronte ai quesiti sulla provenienza di tale cifra, la donna ha opposto un netto rifiuto a collaborare, rafforzando l’ipotesi che il denaro rappresentasse il compenso per il “servizio” prestato.
L’autorità giudiziaria ha disposto l’arresto immediato della donna e il sequestro del denaro e del materiale documentale.
Per i tre giovani protagonisti della vicenda, invece, si sono aperte le porte dell’assistenza: sono stati affidati ai servizi sociali del Comune di Fiumicino e trasferiti in strutture protette, lontano dalle rotte del traffico di esseri umani.


















