La comunità del VII Municipio si trova a fare i conti con un episodio che va oltre il semplice vandalismo. A denunciarlo pubblicamente in questo ore, il Comitato di Quartiere Don Bosco dopo aver verificato la sparizione della panchina rossa che era stata installata all’interno del Parco degli Acquedotti.
L’atto di sfregio alla panchina simbolo donata dall’associazione Luce sia, nel caos delle feste: con la denuncia scatta la ricerca dell’arredo in tutto il quadrante
“Non si è trattato di un danneggiamento superficiale – spiegano – ma di una rimozione completa della panchina simbolo”, un gesto che ha suscitato profonda indignazione tra i residenti e i frequentatori dell’area verde. Le immagini diffuse mostrano chiaramente il punto esatto dove la struttura era posizionata, ora ridotto a un lembo di terra smossa.

La donazione
La panchina rossa non era un semplice elemento di arredo, ma un dono carico di significato profondo. Era stata offerta da “Luce sia” con l’obiettivo specifico di creare un presidio visivo contro la violenza sulle donne. La sua installazione nel Parco degli Acquedotti era stata pensata per offrire un punto di riflessione in uno dei luoghi più suggestivi e frequentati della Capitale. La scelta della sua collocazione tra i sentieri del parco, servivano proprio a ribadire quotidianamente la cultura del rispetto e della solidarietà, rendendo il furto un attacco diretto a questi valori.

La dinamica dello sfregio
Secondo quanto riportato dal CdQ, l’asportazione della panchina è avvenuta in circostanze che lasciano pensare a un atto mirato. Chi ha agito lo ha fatto con la consapevolezza del valore simbolico del bene, rendendo l’operazione un vero e proprio sfregio alla memoria e alla causa che rappresentava.
Le foto a corredo della denuncia mostrano il “prima” e il “dopo”: in uno scatto si vede la panchina rossa integra, protetta simbolicamente da un telo durante la sua inaugurazione; negli altri, la prospettiva del sentiero tristemente vuota, con i segni evidenti della rimozione forzata dal suolo.
La reazione della comunità
La sparizione della panchina ha generato un’ondata di rabbia e dissenso. I cittadini considerano questo gesto un atto di prepotenza volto a intimidire o a oscurare un messaggio di civiltà necessario. Il sentimento prevalente è quello di una profonda amarezza per una cultura del rispetto che appare, in momenti come questo, svanita.
Tuttavia, il vuoto lasciato tra l’erba del parco non è destinato a rimanere tale, poiché la risposta della cittadinanza attiva è stata immediata, sia nel condannare l’episodio come una vile manifestazione di ignoranza, che nella ricerca vera e propria dell’arredo, la cui scomparsa è stata denunciata.
L’impegno per il ripristino
Nonostante l’amarezza per il furto, il Comitato ha dichiarato fermamente di non volersi arrendere a questo sciacallaggio simbolico. È stata già annunciata l’intenzione di installare una nuova panchina rossa nello stesso punto, come dimostrazione di resilienza contro ogni forma di prevaricazione.
“L’obiettivo è ripristinare il simbolo della lotta alla violenza sulle donne il prima possibile, affinché il Parco degli Acquedotti torni a ospitare quel monito visivo fondamentale per la crescita sociale del quartiere” – hanno dichiarato per ribadire che nessuna azione furtiva potrà cancellare la solidarietà della comunità locale.
L’ipotesi della panchina usata come seduta per la Pasquetta
Intanto, mentre il Comitato legge nel gesto una precisa volontà di offendere, c’è chi propende per un furto più banale ma non meno incivile, da parte di chi nella confusione della Pasquetta, ha dapprima rimosso l’arredo per utilizzarlo come seduta per il picnic, per poi abbandonarlo da qualche parte, o peggio, portarlo via per metterlo nel giardino di casa.


















