Incroci killer a ridosso della Colombo: mozione e proteste contro i ritardi nella sicurezza dopo la morte di un 87enne 

Comitati di quartiere e residenti bocciano le "soluzioni tampone" per gli incroci killer: si chiedono rotatorie e dossi anti velocità. Dopo la morte di Sergio Pascolini, l'amministrazione corre ai ripari con una Commissione

La cronaca recente del quadrante sud di Roma è segnata da una ferita profonda che ha riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza stradale nel Municipio IX. Nella mattinata di venerdì 13 marzo, un tragico scontro tra un’utilitaria e un furgone presso l’intersezione tra via Alfonsine e via di Mezzocammino è costato la vita a Sergio Pascolini, un uomo di 87 anni. L’impatto, violentissimo, ha reso vani i soccorsi e ha trasformato quel tratto di strada nell’emblema di una pericolosità denunciata da anni dai residenti ma rimasta, fino al dramma, priva di interventi strutturali risolutivi.

Comitati di quartiere e residenti bocciano le “soluzioni tampone” per gli incroci killer: si chiedono rotatorie e dossi anti velocità. Dopo la morte di Sergio Pascolini, l’amministrazione corre ai ripari con una Commissione

La morte di un cittadino ha rotto gli indugi, spingendo le istituzioni locali a una serie di atti formali che la cittadinanza percepisce però come tardivi e ancora insufficienti rispetto alla gravità della situazione.

Incubo a Mezzocammino: nel “maledetto” incrocio la seconda vittima in pochi mesi

L’incrocio tra via di Mezzocammino e via Alfonsine si conferma un tratto di strada “maledetto” dopo l’ennesimo scontro mortale che ha coinvolto una Toyota Yaris e un furgone. A perdere la vita è stato Sergio Pascolini, 87 anni, deceduto sul colpo nonostante i tentativi di rianimazione, mentre il conducente del furgone è stato trasportato in ospedale in stato di shock.

Questa tragedia non è un caso isolato: l’area è nota per la sua estrema pericolosità e già a fine dicembre un pedone di 69 anni era stato investito e ucciso sulla stessa arteria. Il Comitato di Quartiere Tor de’ Cenci – Spinaceto denuncia con rabbia un immobilismo istituzionale che dura da oltre vent’anni.

Nonostante uno stanziamento di 200mila euro risalente al 2003, le rotatorie di via Alfonsine non sono mai state realizzate. I cittadini, che si sentono ignorati, chiedono ora con urgenza interventi strutturali non più rimandabili: asfalto nuovo, attraversamenti rialzati, semafori pedonali e una risistemazione della viabilità per evitare che l’attesa si traduca in nuove, evitabili tragedie in un quadrante ormai saturo di traffico.

La mobilitazione dei residenti e la mozione

Subito dopo l’evento luttuoso, accogliendo le istanze dei cittadini e dei comitati di quartiere del quadrante il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, ha depositato una mozione formale per impegnare la Presidente del Municipio e la Giunta ad attivarsi presso Roma Capitale.

Il documento sottolinea come l’incrocio tra via Cristoforo Colombo, via Alfonsine e via di Mezzocammino sia teatro di criticità persistenti legate alla velocità elevata dei veicoli e a una visibilità non ottimale. La mozione evidenzia esplicitamente che il tragico incidente del 13 marzo ha riportato all’attenzione pubblica una condizione di rischio che non può più essere ignorata e richiede una valutazione tecnica approfondita per giungere finalmente alla progettazione di interventi concreti.

La convocazione della Commissione Mobilità e i progetti in corso

In risposta alla crisi, è stata convocata in seduta ordinaria la Commissione III Mobilità e Lavori Pubblici per il giorno 8 aprile 2026. All’ordine del giorno spicca l’analisi delle problematicità di sicurezza stradale proprio dell’incrocio tra via di Mezzocammino e via Alfonsine, con la partecipazione dei dipartimenti capitolini, di Roma Servizi per la Mobilità e del IX Gruppo della Polizia Locale.

L’assessora alla mobilità Angelucci ha dichiarato che l’amministrazione sta lavorando a un’istruttoria tecnica per ottimizzare le risorse, considerando che il territorio è solcato da numerosi incroci pericolosi. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare progetti strutturali, consci che il carico di mezzi privati su via di Mezzocammino è in costante aumento e rende la situazione sempre più critica ogni giorno che passa.

Le richieste dei comitati e la diffidenza dei residenti

Nonostante l’attività degli uffici, il clima tra i cittadini rimane teso e intriso di scetticismo. Il Comitato di quartiere di Vitinia, attraverso le parole del presidente Mario Pericolini, ha espresso preoccupazioni che vanno oltre la semplice viabilità.

I residenti chiedono a gran voce la realizzazione di rotatorie per rallentare il flusso del traffico, ma pongono l’accento anche sulla manutenzione ordinaria del verde. La vegetazione, che era stata potata solo dopo l’incidente mortale per migliorare la visibilità, rischia infatti di tornare a essere un ostacolo se i riflettori sulla vicenda dovessero spegnersi. Per i cittadini, la sicurezza non si ottiene solo con la segnaletica, ma con un impegno costante che impedisca alla natura incolta di coprire nuovamente la visuale degli incroci più delicati del quadrante.

Soluzioni temporanee contro interventi definitivi

Al momento, il Municipio ha messo in campo alcune soluzioni definite “tampone” per cercare di arginare il rischio nel breve periodo. È stato disposto il rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale, l’installazione di specchi parabolici e l’istituzione di una zona con limite a 30 chilometri orari.

Tuttavia, queste misure palliative sono considerate del tutto inadeguate dai comitati, che le ritengono incapaci di contrastare efficacemente chi ignora i limiti di velocità. La richiesta unanime che sale dal territorio riguarda l’installazione di dossi anti-velocità, il potenziamento dell’illuminazione pubblica, che in molti tratti risulta insufficiente, e l’installazione a breve di un impianto semaforico, che peraltro è stato già previsto su via di Mezzocammino per regolare i flussi più intensi.

Una sicurezza stradale ancora in attesa di certezze

Il percorso verso la messa in sicurezza definitiva appare ancora lungo e costellato di incertezze burocratiche. Se da un lato il Consiglio Municipale impegna la Giunta a riferire periodicamente sullo stato di avanzamento delle attività , dall’altro i residenti temono che le ipotesi progettuali già elaborate in passato rimangano ancora una volta chiuse in un cassetto.

“La prevenzione dovrebbe intervenire prima dei tragici eventi e non solo come reazione a una perdita di vita umana” – tra i commenti dei cittadini. La sfida sarà ora quella di trasformare le promesse e le istruttorie tecniche in cantieri reali, evitando che la rabbia dei cittadini e il ricordo del dramma del 13 marzo sfumino senza aver prodotto quel cambiamento strutturale necessario a garantire la vita di chi attraversa ogni giorno queste strade.