Acca Larenzia, il giudice assolve i militanti di Casapound: “Nessun pericolo di ricostituzione del Fascismo”

Le motivazioni della sentenza del giudice Chiara Miraglia: la commemorazione di Acca Larenzia del 7 gennaio 2024 non ha costituito un pericolo di ricostituzione del partito fascista

La commemorazione del 7 gennaio 2024 davanti all’ex sede dell’MSI di via Acca Larenzia, che aveva visto l’esecuzione di saluti romani da parte di circa 1.000 persone, non costituisce il reato di ricostituzione del partito fascista. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza del Giudice dell’udienza preliminare (GUP) di Roma, Chiara Miraglia, che lo scorso 20 febbraio ha prosciolto 29 persone, tra cui molti militanti di Casapound, indagati per la violazione delle leggi Mancino e Scelba.

Le motivazioni della sentenza del giudice Chiara Miraglia: la commemorazione di Acca Larenzia del 7 gennaio 2024 non ha costituito un pericolo di ricostituzione del partito fascista

Secondo il GUP, la commemorazione, pur facendo riferimento al fascismo attraverso il rituale del saluto romano, non ha avuto finalità politiche e non ha creato una minaccia concreta all’ordine democratico.

Si è trattato di un rituale che si ripete ogni anno, meccanicamente, senza arricchirsi di nuovi contenuti, ha scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza.

La cerimonia non ha diffuso messaggi di odio, né ha suscitato disordini, come confermato dalla polizia giudiziaria che ha monitorato l’evento. “La finalità della commemorazione era esclusivamente commemorativa”, ha continuato il giudice, escludendo che l’incontro fosse stato utilizzato come veicolo per un ritorno ideologico o politico al fascismo.

Un rituale privo di connotazioni sovversive

Il giudice ha inoltre sottolineato che, pur trattandosi di un evento che evocava simbolicamente la “liturgia” delle adunanze fasciste, “non si può parlare di un ‘pretesto’ per la ricostituzione del partito fascista”.

La commemorazione, infatti, non ha avuto lo scopo di promuovere ideologie estremiste, come evidenziato dal fatto che non sono stati esposti simboli fascisti né sono stati organizzati comizi o altre attività politiche. “Non vi è stato alcun messaggio violento o discriminatorio”, ha affermato il Gup, ribadendo che non sono emersi comportamenti di incitamento all’odio o alla violenza.

Il contesto storico e sociale

Un altro elemento che ha influenzato la valutazione del giudice riguarda il contesto storico dell’evento: la commemorazione si è svolta in un luogo simbolico legato a un episodio tragico del 1978, ma non ha avuto una connessione diretta con l’ideologia fascista né con il regime del Ventennio.

Inoltre, il fatto che la manifestazione abbia attratto oltre 1.000 persone non è stato considerato un elemento determinante per parlare di una ricostituzione di partito: “Seppur considerevole, il numero di partecipanti non è paragonabile a quello che si riscontra in altre manifestazioni politiche”, ha spiegato il giudice.

La memoria come strumento di riflessione

La sentenza solleva anche una riflessione più ampia sulla natura della memoria storica e su come le celebrazioni possano essere distinte da intenti politici sovversivi. “La natura commemorativa della riunione” è stata infatti ritenuta un elemento cruciale nell’assicurare che non si trattasse di un tentativo di rivivere il regime fascista.

Nonostante la simbologia evocata, il giudice ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per considerare l’evento come parte di un progetto politico concreto volto alla ricostituzione di un partito fascista.

La difesa

La sentenza riconosce l’unicità del fine commemorativo, prevalente sugli isterismi politicamente corretti che hanno di fatto acceso i riflettori sulla cerimonia del Presente, mentre oggi l’unica necessita di fare giustizia è quella delle vittime ricordate, degli esecutori materiali ancora impuniti” , il commento dell’avvocato Domenico Di Tullio, difensore della maggior parte degli ormai ex imputati.