Il procedimento giudiziario riguardante i fatti avvenuti il 7 gennaio 2024 in via Acca Larenzia è giunto in queste ore ad una svolta decisiva presso il tribunale di Roma, a favore degli indagati: 29 persone, per la quasi totalità militanti di CasaPound, per i quali erano state ipotizzate violazioni delle leggi Mancino e Scelba.
Nessun processo per i saluti romani di Acca Larenzia: il Gup di Roma chiude l’inchiesta sui 29 militanti. Ecco perché
L’inchiesta era nata a seguito della tradizionale commemorazione per i tre giovani militanti dell’Msi uccisi nel 1978, durante la quale un gruppo numeroso di partecipanti aveva effettuato il saluto romano davanti all’ex sede del partito.
La Procura di Roma, sotto il coordinamento del procuratore capo Francesco Lo Voi e della pm Lucia Lotti, aveva iscritto nel registro degli indagati 29 persone, per la quasi totalità militanti di CasaPound, ipotizzando violazioni delle leggi Mancino e Scelba.
Un’iniziativa legale, che poggiava sulla necessità di interpretare il gesto alla luce della giurisprudenza più recente, in particolare dopo che nell’aprile 2024 erano state depositate le motivazioni di una cruciale sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione in materia.
Le motivazioni del proscioglimento
Il Giudice per l’Udienza Preliminare (GUP) ha dichiarato il non luogo a procedere per tutti i 29 indagati, smontando l’impianto accusatorio che prevedeva la condanna per apologia. Secondo il giudice, non sussiste una “ragionevole previsione di condanna” per gli imputati.
La valutazione del tribunale ha tenuto conto dell’orientamento espresso dalla suprema corte, la quale ha stabilito che il saluto romano non costituisce reato se privo di un pericolo concreto di riorganizzazione del partito fascista o se limitato a una funzione puramente commemorativa. Questa sentenza del GUP mette fine alla possibilità di un dibattimento ordinario, confermando che il contesto della manifestazione non ha integrato gli estremi penali contestati dalla Procura.
La modalità della cerimonia alla base del proscioglimento
La complessità del caso risiedeva proprio nel bilanciamento tra il divieto di apologia del fascismo e il diritto di commemorazione. La difesa ha insistito molto sul fatto che le modalità della cerimonia si ripetessero identiche da quasi 45 anni senza mai aver costituito una minaccia reale all’ordine democratico.
In questo senso, la sentenza della Cassazione citata durante l’udienza ha fornito il binario giuridico su cui il GUP ha basato il proscioglimento. È stato infatti ribadito che, in assenza di atti volti alla ricostituzione del disciolto partito fascista, il gesto rituale rimane confinato in una sfera non punibile penalmente secondo i parametri attuali.
Il commento della difesa: “Mancanza di un pericolo concreto”
Soddisfazione è stata espressa dai legali degli indagati, tra cui l’avvocato Domenico Di Tullio. Il difensore ha sottolineato come la sentenza di proscioglimento abbia correttamente recepito la giurisprudenza consolidata, sottolineando la mancanza di ogni pericolo concreto durante il raduno di via Acca Larenzia.
Di Tullio ha inoltre aggiunto una nota polemica, rilevando come, a fronte della chiusura di questo processo per un gesto simbolico, restino ancora oggi sconosciuti e impuniti gli assassini materiali dei tre giovani che la manifestazione intendeva onorare.
Conclusioni del procedimento
Con il deposito di questa decisione, si chiude uno dei capitoli più dibattuti della cronaca giudiziaria romana dell’ultimo anno. Il rigetto della richiesta di rinvio a giudizio per i 29 militanti segna un punto fermo nell’interpretazione delle leggi Scelba e Mancino applicate a raduni di questo tipo.
Nonostante la decisione odierna, il dibattito pubblico sul significato politico del saluto romano rimane acceso, ma sul piano strettamente legale la sentenza del GUP di Roma ha stabilito che i fatti di via Acca Larenzia del 2024 non sono perseguibili.

















