Il fallimento sportivo della nazionale di calcio si è trasformato la scorsa notte in un grave episodio di disordine pubblico contro la sede della Federazione Italiana Giuoco Calcio, situata in via Gregorio Allegri, diventata il bersaglio di una violenta contestazione scaturita immediatamente dopo il fischio finale della partita tra Italia e Bosnia.
La mancata qualificazione ai Mondiali scatena la protesta notturna a Roma: colpita l’area privata della struttura e la facciata con lo stemma della FIGC
Quello che doveva essere lo spareggio decisivo per l’ultimo posto disponibile nel girone, si è trasformato nel punto più basso della storia recente della Nazionale, sancendo la terza assenza consecutiva dai Mondiali per i quattro volte campioni del mondo.
La reazione di una frangia estrema della tifoseria con il fischio finale, non si è fatta attendere, spostando la frustrazione dal campo di gioco direttamente davanti ai portoni del potere calcistico nazionale in un clima di estrema tensione.
L’assalto in via Gregorio Allegri
Tra la tarda serata del 31 marzo e le prime ore del 1° aprile, il gruppo di contestatori ha raggiunto gli uffici federali dando il via a una serie di atti vandalici mirati. Il portone principale della struttura è stato bersagliato da un fitto lancio di uova che ha colpito con precisione l’area circostante lo stemma federale esterno, simbolo dell’istituzione calcistica italiana.

L’azione non si è limitata al solo imbrattamento delle pareti, poiché la furia dei presenti si è riversata anche sugli elementi architettonici esterni. Le aiuole che delimitano l’area privata della FIGC sono state pesantemente danneggiate e in alcuni punti divelte, lasciando segni evidenti del passaggio dei manifestanti sul marciapiede antistante l’ingresso.
Striscioni e cori contro il vertice federale
Oltre ai danni materiali, la protesta ha assunto una connotazione politica molto chiara attraverso l’esposizione di striscioni di dura contestazione. I messaggi apparsi davanti alla sede puntano il dito direttamente contro la presidenza di Gabriele Gravina, ritenuto dai manifestanti il principale responsabile del declino tecnico e gestionale del sistema calcio in Italia.
La rabbia dei tifosi si è concentrata sulla gestione fallimentare degli ultimi anni, culminata in una sconfitta che priva nuovamente il Paese della vetrina mondiale. Gli slogan apparsi nella notte chiedono un cambio radicale ai vertici di via Allegri, sottolineando come l’ennesimo flop internazionale non possa essere archiviato senza conseguenze strutturali all’interno della Federazione.


















